Calano i nuovi positivi sui casi testati, e anche la crescita dei ricoveri è in forte calo rispetto alla scorsa settimana. Sono 36.176 (ieri erano stati 34.283) i casi di Coronavirus registrati in Italia nelle ultime 24 ore, per un totale dall'inizio dell'emergenza sanitaria di 1.308.528 contagiati. A renderlo noto è il bollettino di oggi, giovedì 19 novembre, diffuso dal Ministero della Salute. I guariti dall'inizio della pandemia sono 498.987 (+17.020, ieri + 24.169), i morti Covid invece sono 47.870 (si registra un incremento di 653 decessi nelle ultime 24 ore, ieri erano stati 753 ). I casi attualmente positivi sono 18.503 (+18.503). Di questi, 33.610 sono i pazienti ricoverati in ospedale con sintomi e 3.712 quelli in terapia intensiva. Complessivamente i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore sono stati 250.186, un record assoluto dall'inizio della pandemia. La Regione con più casi positivi su base giornaliera è la Lombardia con 7.453 casi seguita da Piemonte e Campania con oltre tremila nuovi casi.

“Non sono dati brutti, quelli di oggi”. Giovanni Forti, 26 anni, è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “Al netto della nostra capacità di testare, siamo arrivati abbastanza chiaramente a un plateau dei contagi – spiega Forti a Fanpage.it -. Questo, purtroppo, vuol dire ancora 34.600 casi al giorno, cui si aggiungono 653 decessi. Cento in meno di ieri, ma comunque moltissimi”.

Partiamo da un’altra buona notizia, però. Oggi il tasso di positività sui tamponi testati è in calo…
È vero, c'è un lieve calo. Oggi siamo sotto il 15%, e sulla media settimanale è la prima volta da due settimane che scendiamo sotto il 16%. C'è da dire, però, che sono arrivati molti tamponi in ritardo da Friuli Venezia Giulia e Piemonte. Questo influenza l'altissimo numero di tamponi di oggi, più di 250mila. Record assoluto, dall'inizio della pandemia.

Senza quei tamponi in eccesso ci sarebbe stato comunque un calo del tasso di positività?
Difficile dirlo. Prendiamo la buona notizia per quella che è oggi, e vediamo se sarà confermata nei prossimi giorni.

Anche i ricoveri crescono molto poco oggi, e proprio la scorsa settimana ci dicevi che questo è un dato cui prestare molta attenzione…
I ricoveri sono un dato importante, perché misurano la nostra capacità di trovare casi sintomatici, e di curare – e quindi dimettere – chi viene ricoverato. Oggi sono cresciuti di 106 unità rispetto a ieri. Un numero molto basso, se si pensa che fino alla scorsa settimana la media era di mille ricoveri al giorno.

Anche questo è un dato di oggi?
Nei giorni scorsi avevamo osservato un calo nei ricoveri, attorno alle 400-600 unità al giorno. Ma 106 ricoveri non li avevamo da parecchio tempo. Per la precisione, dal 4 di ottobre, più di 40 giorni fa.

Anche i decessi sono in calo rispetto a ieri…
Sì, ma qui non mi spingerei a parlare di buone notizie, dopo due giorni terribili con quelli di ieri e l'altro ieri. I decessi sono la cattiva notizia di questa settimana: abbiamo avuto 4281 morti, sinora, da venerdì scorso. Sono tantissimi. Era dal 9 aprile che non avevamo pianto tanti morti da Coronavirus.

Da dove arrivano tutti questi morti?
Se nelle scorse settimane si vedeva la crescita soprattutto in Lombardia, questa settimana i decessi sono cresciuti in misura significativa anche in Piemonte, Veneto, Lazio e Campania.  In Veneto, ci sono stati più di 100 decessi da Covid-19, solo ieri.

È un trend che ti aspetti cresca ancora, nei prossimi giorni?
È possibile che avremo altri giorni come ieri e l'altro ieri. Speriamo a non arrivare a quota mille decessi, sicuramente un dato enorme e sopra le attese.

A proposito di attese, dovevamo già gli effetti delle misure del governo?
Sì, soprattutto in Piemonte e Lombardia. E in effetti, in queste due regioni uno stallo c'è. Il calo dei ricoveri in Lombardia e Piemonte potrebbe dirci che le misure cominciano a essere efficaci: è la prima volta nell'arco delle ultime quattro settimane che in un giorno riscontriamo meno ricoveri rispetto al giorno precedente.

Quali sono i luoghi in cui il virus sta crescendo più velocemente?
Si tratta di regioni che hanno già restrizioni forti, come in Val d'Aosta e Piemonte, ma anche in regioni che nelle settimane scorse erano state colpite più lievemente, come Sicilia e Puglia.

C'è un rischio zona rossa per queste due regioni?
Dipende: ci sono criteri per decidere il passaggio di zona che non si leggono nel bollettino. Non mi azzarderei a dire che queste regioni siano condannate alla zona rossa.

L'indice di gravità sintetico di You Trend come si è mosso, oggi?
Oggi è sceso a 83 su 100, rispetto all'84 di ieri e l'altro ieri. A spingerlo giù oggi, e su nei giorni scorsi, era stato il numero dei decessi giornalieri. L'aumento dei posti letto in terapia intensivo e il calo dei ricoveri mantiene invece sostanzialmente stabile l'indice di stress del sistema sanitario, così come quello dei contagi. Oggi come oggi, la gravità della pandemia dipende sempre più dall'enorme numero dei decessi.

Ti tocca un’ultima domanda sul Natale…
È dura parlarne. Sembra che siamo vicini al picco, che sia questione di qualche settimana. Ma ricordiamoci che il picco della prima ondata era arrivato tra il 27 e il 30 marzo, e il calo dei ricoverati in terapia intensiva era iniziato il 2 aprile. Da lì alla riapertura del 4 maggio erano passati quasi 35 giorni. Per avere una riapertura a Natale, dovremmo aver raggiunto oggi il picco, in pratica. Ma anche se iniziasse a fine novembre, se il calo avesse lo stesso ritmo e la stessa velocità di quello di aprile, sarebbe comunque troppo tardi per riaprire a Natale. È chiaramente una decisione politica, quella. Né statistica, né basata su evidenze scientifiche.