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“Ho sparato io a Sergiu Tarna”, il vigile Salvagno confessa l’omicidio: “Ricattato per video hot”

Dopo cinque ore d’interrogatorio nel carcere di Verona, Riccardo Salvagno ha ammesso di aver ucciso il 25enne Sergiu Tarna. Al centro della confessione c’è un video che però per chi indaga semplicemente “non esiste” L’auto di Salvagno arriverà in Italia la prossima settimana per le analisi del Ris.
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Riccardo Salvagno (a sinistra) e Sergiu Tarna (a destra)
Riccardo Salvagno (a sinistra) e Sergiu Tarna (a destra)

Riccardo Salvagno dopo cinque ore di interrogatorio nel carcere di Verona ha ammesso di aver ucciso il 25enne Sergiu Tarna. Il vigile urbano di Venezia è tornato davanti al pubblico ministero Christian Del Turco per la terza volta, ma questa volta lo ha fatto descrivendo tutto ciò che sarebbe successo nel campo di Mira dove Tarna è morto la notte tra 30 e 31 dicembre scorsi.

Salvagno rifiuta di aver compiuto "un'esecuzione", come l'aveva definita Del Turco alla stampa, ma ammette di aver fatto fuoco contro il giovane moldavo. Secondo le dichiarazioni rese da Salvagno, che confermano le sue precedenti ricostruzioni sul tema, al centro della "caccia all'uomo" avviata contro Tarna c'era il "ricatto" per la circolazione di un video hot con una donna trans. Immagini che secondo l'uomo avrebbero potuto rovinarlo, ma di cui lui non è mai entrato in possesso.

Come apprende Fanpage.it da fonti qualificate, Salvagno ha confermato di aver fatto fuoco con la pistola di ordinanza e di averla poi abbandonata in un cassonetto dell'immondizia in Spagna, dove l'uomo è fuggito dopo il delitto. Al momento non è stata ritrovata. L'auto usata per la fuga e poi abbandonata, invece, arriverà in Italia la prossima settimana, e sarà oggetto delle analisi del Ris.

L'indagato insiste però nel sostenere che si sarebbe trattato di un gesto estemporaneo, non di un'azione premeditata, nonostante il presunto sopralluogo riferito dalle Forze dell'ordine durante le indagini.

Con lui in quell'occasione e la notte del delitto c'era anche l'amico Andrea Vescovo che dopo una giornata passata insieme, lo avrebbe accompagnato a prelevare Tarna per portarlo nel campo dove poi è stato ucciso. L'amicizia tra i due si era infranta davanti agli inquirenti quando Salvagno ha fatto il nome del suo complice, e a sua volta Vescovo ha messo la pistola nelle mani dell'amico.

"Questa confessione conferma quanto ha sempre dichiarato il mio cliente: non è lui ad aver fatto fuoco", spiega a Fanpage.it Fabio Crea, legale di Vescovo. È prematuro però ipotizzare se questa confessione potrà davvero gettare nuova luce sulla posizione del complice di Salvagno, molto dipenderà dalle motivazioni che hanno portato Vescovo sul luogo dell'omicidio.

Agli occhi degli inquirenti resta ancora il giallo del movente. La prima convinzione di chi indaga sarebbe stata legata a presunti traffici di stupefacenti, ma oggi questa pista sembra aver perso forza rispetto alla vicenda del video hot che ritrarrebbe il vigile con la trans spagnola Lady Bruneth. Immagini che alcuni conoscenti avrebbero riferito a Salvagno di aver visto in possesso di Tarna, tuttavia, nei fatti, il filmato non è stato visto né dall'interessato né dagli inquirenti, nonostante l'analisi dei cellulari ritrovati sul corpo di Tarna e su quello del vigile. Neanche Vescovo lo avrebbe mai visto. E per questo per chi indaga, semplicemente "non esiste".

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