Dalla mezzanotte di ieri e fino al prossimo 24 novembre sarà in vigore il nuovo Dpcm presentato ieri in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con le misure ulteriormente restrittive per frenare la spirale di contagi da Coronavirus. Nessun coprifuoco, parola che "il governo non ama", a livello nazionale, ma chiusura anticipata alle 18 per bar e ristoranti, stop alle attività di palestre, piscine, teatri, sale da concerto e cinema e didattica a distanza alle superiori al 75%, oltre che forte invito allo smart working anche per le aziende private. "La diffusione del contagio e lo stress sul sistema sanitario è preoccupante. Bisogna muoversi solo per motivi di lavoro, salute e necessità e raccomandiamo di non ricevere a casa persone che non facciano parte del nucleo familiare. Stringiamo i denti ora per tornare a respirare a Natale", aveva detto il premier introducendo le nuove disposizioni. Le quali, se sono state accolte con rabbia e frustrazione da parte di cittadini e imprenditori, non sono piaciute neppure a numerosi esperti, che anzi hanno chiesto misure ancora più stringenti per fermare la pandemia.

Già ieri, Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova, aveva definito le nuove misure "a effetto temporaneo e non risolutive. Finché non si elaborerà un piano per consolidare i risultati eventualmente derivanti da misure più restrittive, continueremo inevitabilmente in questa spirale di contagi", per cui si dovrebbe "mettere in campo un piano di sorveglianza che, una volta che saremo riusciti ad abbassare i contagi attraverso misure più restrittive come tutti speriamo, riesca a mantenerli bassi e sotto controllo". Gli ha fatto eco questa mattina Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza: "Le misure contenute nell'ultimo Dpcm sono un passo avanti, ma non sufficiente per affrontare la circolazione del virus in questo momento. le decisioni vanno prese in modo proporzionato alla circolazione del virus e il virus in questo momento in alcune aree del nostro Paese dilaga incontrollato".

Anche Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano, ha dichiarato: "Mi auguro che i provvedimenti del nuovo Dpcm bastino, ma non lo so, e se qualcuno afferma di saperlo mente. L'unica cosa che sappiamo è che ad aver dato risultato è la chiusura totale, ma si vuole evitare. E lo capisco", aggiungendo in una intervista al Fatto Quotidiano un consiglio per i cittadini: "Il lockdown fatelo per conto vostro; limitatevi alle attività fondamentali legate al vostro lavoro e vedete meno persone possibili". Non convinto del nuovo Dpcm appare anche Silvio Garattini, presidente dell'Istituto Mario Negri di Milano, per il quale le nuove azioni di contrasto al virus "danno un colpo al cerchio e uno alla botte tra salute ed economia ma non arrivano al punto giusto, perché continuano ad aumentare i contagi e i morti. I giovani non fanno il necessario per proteggersi e c'è un eccesso di sovrapposizione tra governo, Regioni e Comuni, fanno tutti quello che vogliono". Giudizio netto anche quello di Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali (Simit) e ordinario di Malattie Infettive all’Università di Roma Tor Vergata, per il quale "le misure del nuovo Dpcm potranno eventualmente rallentare l’epidemia ma non bloccarla".