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Giovanni ucciso e bruciato nel parco comunale a Carbonia, arrestato 38enne: incastrato da video e tabulati

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Giovanni Musu sarebbe stato attirato in una trappola mortale, ucciso a coltellate e dato alle fiamme. Arrestato un 38enne suo conoscente per omicidio volontario premeditato, rapina aggravata e tentata distruzione di cadavere.
A cura di Antonio Palma
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Svolta nelle indagini sull’omicidio di Giovanni Musu, il 53enne ucciso e dato alle fiamme nel parco comunale Rosmarino di Carbonia nella notte tra il 16 e il 17 gennaio. Nelle scorse ore i carabinieri hanno arrestato un 38enne del posto con la pesante accusa di omicidio volontario premeditato, rapina aggravata e tentata distruzione di cadavere. A incastrare l’uomo diversi elementi concordanti tra cui i video dei sistemi di videosorveglianza della cittadina e i tabulati telefonici.

Elementi che hanno indotto la procura a chiedere e ottenere dal Gip del Tribunale di Cagliari un’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita oggi dagli stessi Carabinieri. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe trattato di una vera e propria trappola mortale. L’uomo, già noto alle Forze di Polizia, avrebbe attirato la vittima sul posto con una scusa e quindi lo avrebbe ucciso con numerose coltellate prima di dargli fuoco per cancellare le prove.

Secondo l’autopsia, il 53enne è stato raggiunto da almeno tredici coltellate alcune delle quali in organi vitali tra cui una profonda alla gola. Dopo l’efferato delitto, l'aggressore avrebbe sottratto alla vittima anche il portafoglio e il telefono cellulare prima di dargli fuoco utilizzando una busta di rifiuti. Il fumo notato da alcuni residenti e la chiamata ai vigili del fuoco, però, hanno evitato la distruzione del cadavere e permesso di individuare diversi elementi utili ai fini investigativi.

Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Carbonia e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cagliari si sono subito concentrate sulle frequentazioni della vittima e sulle sue ultime ore. Grazie all'incrocio tra alcune testimonianze, l'analisi dei tabulati telefonici e la visione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza, gli investigatori sono riusciti a risalire agli ultimi movimenti della vittima e di conseguenza a quelli del presunto aggressore.

Gli inquirenti parlano di quadro probatorio "grave e convergente" a carico dell'indagato citando anche il rinvenimento di indumenti compatibili con quelli indossati dall'uomo ripreso dalle telecamere mentre si allontanava dalla scena del crimine. I vestiti sono stati trovati durante una perquisizione a carico dell’indagato e presenterebbero apparentemente tracce di sangue.

L’uomo, fermato all’interno della propria abitazione, è stato condotto presso gli uffici della Compagnia di Carbonia per le formalità di rito e poi trasferito nel carcere di Uta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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