Oggi viene celebrata la Giornata mondiale dei poveri. Un report di Caritas Italia, formulato grazie ai dati forniti dall'Istat, sottolinea che nel nostro Paese ci sono circa 5 milioni di individui in stato di povertà assoluta: si tratta dell'8,4% della popolazione. L'Italia rimane il sesto Paese in Europa per il rischio di povertà: dopo di noi ci sono solamente Bulgaria, Romania, Grecia, Lettonia e Lituania. Se si guarda alla fotografia nazionale, invece, si noterà subito un grande divario fra Nord e Sud del Paese: nel Mezzogiorno, infatti, l'incidenza della povertà assoluta è all'11% al Sud e al 12% nelle isole, mentre nelle regioni settentrionali questa risulta al 6,8% e al Centro al 6,6%.

I dati "ci dicono che oggi in Italia 1 milione e 800mila famiglie vivono in uno stato di povertà assoluta", ha spiegato Federica De Lauso, responsabile del dossier. De Lauso ha evidenziato come le categorie più svantaggiate nel Paese siano le famiglie che abitano nel Meridione, gli stranieri, e i nuclei numerosi, dove spesso c'è anche un alto livello di disoccupazione. I dati sono più o meno stabili da qualche anno, ma una novità è data dall'aumento dei cosiddetti working poor, ossia i cittadini in condizioni economiche precarie pur disponendo di un impiego. Un'altra categoria di poveri che va sempre più affermandosi sono poi i giovani. "Negli ultimi cinque anni la povertà si è contraddistinta per la tendenza ad aumentare con il diminuire dell’età, decretando i minori e gli under 34 come i più svantaggiati", ha continuato De Lauso.

La responsbile del rapporto, ha poi raccontato: "Caritas ha incontrato 195mila persone, circa il 10% delle famiglie in povertà assoluta stimate dall’Istat. Oggi a chiedere aiuto sono sia uomini che donne, a differenza del passato quando erano maggiormente le donne a farsi portavoce delle fragilità vissute dal nucleo famigliare". E infine ha concluso: "I dati dei Centri di Ascolto oltre a dimostrare una forte connessione tra povertà e istruzione, denotano anche una correlazione tra i livelli di scolarità e la cronicità della povertà". In altri termini, più il titolo di studio è basso, più alto è il rischio di ritrovarsi in condizioni di povertà.