È uno dei virologi che, più di molti altri, fin dall'inizio della pandemia ha deciso di incarnare la linea del rigore contro il coronavirus invitando a non abbassare la guardia e – di conseguenza – a limitare le riaperture. Quando in molti, la scorsa estate, sostenevano che il virus fosse ormai stato sconfitto invitando i cittadini a condurre una vita normale Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, non faceva che ripetere che così non era. I fatti, ahinoi, gli hanno dato ragione, visto che sarebbero poi arrivate una seconda e poi una terza ondata e visto il bilancio dei morti, in continuo aumento. Ciò nonostante secondo alcuni virologi Galli continua ad essere eccessivamente duro; tra questi c'è anche Matteo Bassetti: "Non me ne faccia parlare, non vorrei perdere più tempo. Ne ho piene le scuffie di far polemica con quella gente lì", commenta Galli in un'intervista al Corriere. Poi argomenta: "Alcuni hanno avuto una notevole capacità di contraddirsi, altri praticamente mai. Io non ero nella compagine ristretta ma chiassosa di chi, l’estate scorsa, diceva che il virus era clinicamente morto. Né in quelli dell’immunità di gregge".

Galli ne ha anche per il suo ospedale, il Sacco, "colpevole" alcuni mesi fa di averlo smentito quando dichiarò di avere il reparto "pieno di varianti inglesi": "Loro negarono perché avevano dati non aggiornati. È stato molto disturbante essere smentito, ma oggi l’86 % degli isolamenti è per la variante inglese". Anche per questo, alla luce del numero ancora altissimo di contagi, Galli continua a sostenere che le riaperture del 26 aprile sono state sbagliate e lo fa paragonando la situazione italiana a quella del Regno Unito: "Tra noi e la Gran Bretagna c’è un gap di 30 milioni di dosi di vaccino. Nelle migliori delle ipotesi ci aspettano 60 giorni di passione".