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Conflitto Israelo-Palestinese

Francesca Albanese (Onu): “Israele paese intriso di razzismo, palestinesi deumanizzati”

La relatrice delle Nazioni Unite Francesca Albanese analizza con Fanpage.it i massacri compiuti a Gaza, le violenze e le forme di restrizione in Cisgiordania e l’assalto a Rafah. L’allarme: “La disumanizzazione è totale”.
Intervista a Francesca Albanese
Relatrice ONU per i diritti umani in Palestina
A cura di Antonio Musella
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Francesca Albanese
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Francesca Albanese è la relatrice Onu per i diritti umani in Palestina che, dopo la pubblicazione di un apporto in cui ha parlato apertamente di genocidio da parte di Israele sulla popolazione palestinese nel conflitto in corso a Gaza, ha avuto diversi problemi nel continuare il suo lavoro di monitoraggio e raccolta di testimonianze.

L'esercito israeliano le impedisce di entrare nella Striscia di Gaza e così ha dovuto raccogliere le testimonianze su quello che sta avvenendo nella zona di conflitto dai pazienti evacuati da Gaza per motivi sanitari e curati in altri paese. Con lei abbiamo provato a fare un quadro della situazione in Palestina, a Gaza come a Rafah come nel resto della Cisgiordania, e abbiamo provato a fare una riflessione su quello che sta avvenendo anche nel nostro paese intorno al conflitto tra Israele e Palestina.

Negli ultimi mesi è stato davvero difficile per lei svolgere il suo lavoro, cosa le è successo?

Innanzitutto non è facile dal punto di vista professionale guardare in faccia le brutture di una umanità che ti si dissolve davanti agli occhi mentre un popolo viene genocidato. Per me c'è stata la fatica di dover documentare le atrocità che stanno accadendo senza poter andare fisicamente sui territorio dove vengono commesse. C'è stato per me un diniego dell'esercito israeliano ad entrare nei territori palestinesi, questo ha significato che ho dovuto fare una serie di visite negli ospedali dove sono stati ricoverati i pazienti palestinesi evacuati per motivi di salute da Gaza verso l'Egitto, il Qatar, la Giordania. Inoltre ho dovuto parlare con le vittime al telefono che è qualcosa di disumanizzante.

Anche in Italia sono arrivate le immagini dei convogli di aiuti umanitari per la popolazione presi d'assalto dagli israeliani, cosa sta accadendo?

La società israeliana e la gran parte della gente è malata di un indottrinamento e di una ideologia razzista nei confronti dei palestinesi, c'è una disumanizzazione totale. Quelli che abbiamo visto sono convogli attraversano la Cisgiordania, dalla Giordania, passano per Israele, e si è visto anche nelle scene che sono state diffuse in occidente, c'era l'esercito, l'esercito era nei paraggi e non è intervenuto. Perché non è intervenuto l'esercito? I coloni israeliani della Cisgiordania, persone che non avrebbero diritto a stare lì, prendono d'assalto aiuti destinati ad una popolazione alla fame. La malnutrizione è talmente poderosa che alcuni medici americani di istanza a Gaza, mi hanno spiegato che il motivo principale per cui le persone non si riprendono dalle ferite è che sono troppo malnutrite. Ed io li ho visti i bambini malnutriti in Egitto, è spaventoso, ed è spaventoso che tutto questo avviene nel 2024 sotto l'occhio vigile dell'esercito che non punisce nessun crimine dei coloni.

Qual è la fotografia di Rafah in questo momento? Che previsioni fa, anche se è difficile, nel breve periodo sullo sviluppo della situazione?

Da un punto di vista tecnico l'invasione di Rafah è già cominciata perché da oltre una settimana ci sono bombardamenti, e con l'avanzamento dell'esercito si sta spingendo la popolazione verso il mare. Gli Stati Uniti hanno "avvertito" Israele che una invasione di Rafah avrebbe rappresentato una linea rossa da non sconfinare, un po' tardi ma hanno dato questo avvertimento, ma comunque gli israeliani hanno già varcato quella linea. Per il futuro penso che o si ferma quella macchina che ha già commesso un genocidio a Gaza, oppure si continuerà a vedere l'espansione della violenza in altre zone dei territori occupati palestinesi, e si continueranno a contare i morti in quello che è oggi il più grande cimitero del mondo che è Gaza.

Com'è invece la situazione in Cisgiordania?

Dal 7 ottobre c'è una violenza completamente senza vincoli e senza restrizioni nei confronti dei palestinesi, sono state introdotte nuove misure di confinamento fisico. Questo vuol dire che non è garantita la libertà di movimento per i palestinesi anche nelle zone controllate dall'Autorità Nazionale Palestinese.

Sono forme di apartheid?

Certo che c'è l'apartheid, ma si è incattivito. In Cisgiordania sono state uccise dopo il 7 ottobre, dai coloni armati o dall'esercito israeliano, circa 500 palestinesi, tra cui molti bambini, sono stati imprigionate 9000 persone, molti dei quali senza capo d'accusa e senza mandato di cattura, ma questa purtroppo è la prassi. C'è un sistema di illegalità talmente profondo e talmente oggettivo, talmente evidente a tutti, che è scioccante, ma non desta meraviglia.

C'è un aumento della violenza verbale e fisica, anche nel nostro paese, intorno al conflitto tra Israele e Palestina: crede che possa esserci un'escalation?

Io credo che continuerà ad esserci molta violenza sia nei territori palestinesi che fuori. Ho sempre detto che nella repressione delle libertà fondamentali dei palestinesi, c'è anche un po' di nostra libertà ed ora lo stiamo vedendo. Il diritto di protesta è uno degli anticorpi delle società democratiche, il diritto di confrontarsi, di esprimere un'opinione contraria, di dissentire e di comunicarlo al potere, che sia quello di un'università che gestisce fondi, e anche le tasse degli studenti, o di un governo. Il modo in cui i governi occidentali stanno reprimendo le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese è un segno di quanto siano fragili e di quanto siano in pericolo le democrazie occidentali.

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