Femminicidio Zoe Trinchero, Non Una di Meno scende in piazza: “Società marcia, vittime sempre più giovani”

Sono scese in piazza le attiviste di Non Una di Meno di Asti, insieme alle donne e agli uomini che in Piemonte hanno assistito alla morte di Zoe Trinchero, una ragazza residente a Nizza Monferrato di appena 17 anni. Da quanto ricostruito, la giovane è stata picchiata, strangolata e poi gettata nel fiume da un amico 20enne che aveva rifiutato. I due in passato avevano avuto una breve relazione. La ragazza era uscita dal lavoro nella serata di venerdì per poi cenare a casa di amici. Si era allontanata da casa da sola per raggiungere Alex Giuseppe Manna, il giovane che l'ha poi uccisa. Dopo qualche ora di assenza, gli amici erano scesi in strada per cercarla.
Il presidio in piazza San Secondo ad Asti per Zoe Trinchero
Non Una di Meno è scesa in strada alle 18.40 di ieri, domenica 8 gennaio, per chiedere ancora l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole e manifestare la propria rabbia e il proprio dolore per la morte della 17enne, rendendoli un momento pubblico di riflessione e protesta.
Gli ultimi istanti di vita di Zoe Trinchero, come sottolineano le attiviste da piazza San Secondo (Asti), ricordano a tutti cosa non funziona nella nostra società. "Non possiamo fingere che questo non dica nulla sulle generazioni che stiamo crescendo" ricorda Non Una di Meno. L'autore del femminicidio ha infatti confessato di aver cercato di dare la colpa a un ragazzo di origini straniere, ricostruendo una finta aggressione avvenuta mentre lui e Zoe erano per strada insieme.
Qualcuno, affermano dall'associazione, ci ha anche creduto: in tantissimi, infatti, si sono presentati armati sotto casa di Naudy Carbone, musicista 39enne adottato anni addietro da una famiglia di Nizza Monferrato. Fin da piccolo è noto nel comune per il suo "carattere particolare" e per i trascorsi di difficoltà psichica, poi risolti. Il giovane non c'entrava nulla con l'aggressione, eppure in centinaia hanno subito addossato la colpa del femminicidio al 39enne. "Il colpevole ancora una volta non è ‘l'altro' costruito dalla propaganda razzista – spiegano da Non Una di Meno – ma il figlio sano del patriarcato: un uomo cresciuto in una cultura del possesso che non insegna a riconoscere i limiti e rispettare i confini".
Non una di Meno: "Attorno a questo femminicidio società marcia"
Il collettivo femminista ha poi ribadito pubblicamente la necessità di un cambiamento profondo che parta dall'educazione affettiva, dal rispetto e dalla prevenzione alla violenza di genere. "Nessuna sanzione – sottolineano dalla piazza – ha un effetto deterrente, perché c'è un sistema che nega che le nostre vite valgano, che sostiene le nostre esistenze siano sacrificabili. C'è un sistema che nega l'esistenza del patriarcato. Nelle scuole si insegna competizione e machismo. Questo sistema vuole togliere parola a studenti e insegnanti, ed elimina la parola consenso dal reato di stupro".
"La società attorno a questo femminicidio è marcia, non vuole capire che le nuove generazioni devono apprendere un diverso modo di stare assieme. Il fatto che i protagonisti di queste vicende siano sempre più giovani deve farci capire che stiamo fallendo. Il futuro è nelle mani di chi sta nelle scuole e oggi viene negata ai ragazzi la possibilità di apprendere a stare con gli altri. A chi dice che vogliamo affermare la teoria del gender, rispondiamo che vogliamo semplicemente che le nuove generazioni imparino a stare insieme".
Zoe, 17 anni, sarebbe stata uccisa dopo la serata con la sua comitiva perché aveva rifiutato le avances del suo assassino, Alex Manna, 20 anni. Il giovane ha raccontato agli inquirenti dopo ore di interrogatorio di aver aggredito la 17enne picchiandola e poi lasciandola cadere nel rio. Dopo il delitto, mentre gli amici cercavano Zoe, è andato a casa a cambiarsi.
Subito dopo è tornato dalla comitiva della 17enne e ha accusato Naudy Carbone, dicendo di essere fuggito dopo essere stato seguito dal 39enne mentre era con Zoe. "Ho detto in giro che poteva essere stato lui perché si sa che è un po' strano" ha raccontato in seguito agli inquirenti.
Per il tentato linciaggio, si sta valutando la possibilità di una denuncia per circa 30 persone.