Femminicidio di Daniela Zinnanti, l’ex compagno confessa due volte: il gip convalida il fermo in carcere

Santino Bonfiglio, il 67enne reo confesso per il femminicidio di Daniela Zinnanti, resterà in carcere. Lo ha deciso la gip di Messina, Alessia Smedile, che ha convalidato il fermo in carcere per omicidio.
La decisione è arrivata a seguito dell'interrogatorio di garanzia avvenuto all'interno della casa circondariale Gazzi, dove Bonfiglio si trova dall'11 marzo. Quella avvenuta davanti al gip, e alla presenza dell'avvocato difensore Oleg Traclò, è la seconda confessione da parte del 67enne dopo quella ai poliziotti nel giorno dell'arresto. La prima, infatti, era arrivata al momento del fermo da parte degli agenti della Polizia di Stato di Messina.
Bonfiglio ha precedenti per violenza e minacce, e al momento dell'omicidio si trovava agli arresti domiciliari a seguito della denuncia presentata proprio da Zinnanti. L'uomo avrebbe dovuto indossare anche il braccialetto elettronico ma, come confermano a Fanpage.it fonti qualificate, il dispositivo non era ancora disponibile e l'installazione era programmata prossimamente.
Nelle ore immediatamente successive alla scoperta del corpo di Zinnanti da parte della figlia della donna, la Polizia è riuscita a individuare e fermare Bonfiglio. Gli agenti lo hanno individuato visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nel quartiere Lombardo, dove viveva la vittima e seguendo il suo percorso hanno anche recuperato l'arma del delitto, un coltello che l'uomo avrebbe portato da casa e che avrebbe usato per uccidere la vittima con decine di fendenti. L'arma era stata gettata in un cassonetto vicino all'abitazione della donna. Secondo la tesi difensiva del legale di Bonfiglio, l'uomo avrebbe portato con sé il coltello "allo scopo di minacciare, non di uccidere" Zinnanti.
Una volta fermato dagli agenti, Bonfiglio ha confessato di aver ucciso la donna, e si sarebbe giustificato dicendo che il tutto sarebbe avvenuto all'apice di un litigio.