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Femminicidio Cinzia Pinna

Femminicidio Cinzia Pinna, Procura chiede il processo per Ragnedda: “Voleva annientare una donna indifesa”

La Procura di Tempio Pausania ha chiesto il rinvio a giudizio per Emanuele Ragnedda, accusato del femminicidio della 33enne Cinzia Pinna. I pm parlano di “volontà di annientamento” della donna che, quando fu uccisa, era in una condizione di estrema vulnerabilità.
Cinzia Pinna, 33 anni, ed Emanuele Ragnedda, 41.
Cinzia Pinna, 33 anni, ed Emanuele Ragnedda, 41.
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Dopo la chiusura delle indagini sul femminicidio di Cinzia Pinna, la 33enne uccisa con tre colpi di pistola al volto nella notte tra l'11 e il 12 settembre 2025 all'interno di una tenuta tra Palau e Arzachena, i pubblici ministeri della Procura di Tempio Pausania, Noemi Mancini e Alessandro Bosco, hanno chiesto il rinvio a giudizio per Emanuele Ragnedda.

Il 42enne, che ha confessato il delitto, è detenuto nel carcere di Bancali con l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili e abietti motivi e dalla crudeltà.

Secondo gli inquirenti, Ragnedda avrebbe agito con l'intento di uccidere la donna, che conosceva già e che, al momento dei fatti, si sarebbe trovata in una condizione tale da non rappresentare alcun pericolo.

La pm Mancini nella sua ricostruzione sostiene infatti che la 33enne fosse in una condizione di estrema vulnerabilità quando è stata colpita: sola, fragile, in stato psicofisico alterato. Nella richiesta viene descritta una condotta segnata, per l’accusa, da una "volontà di annientamento".

Gli inquirenti non ritengono fondata la versione sostenuta dalla difesa del 42enne, assistito da Luca Montella e Gabriele Satta, secondo cui l'imprenditore avrebbe reagito a un'aggressione con un coltello da parte della vittima.

Nel corso dell'inchiesta Ragnedda ha modificato in parte il proprio racconto, affermando di aver riportato alcune lesioni ai lati della bocca che avrebbero provocato la sua reazione.

Per chiarire la dinamica dei fatti sarà rilevante anche l'esito delle consulenze affidate al medico legale Ernesto D'Aloja e al criminalista Dario Radaelli, che nelle scorse settimane hanno effettuato un sopralluogo nel casolare della tenuta di Concaentosa, dove si è consumato l'omicidio.

L'udienza preliminare dovrà essere fissata entro la fine dell'estate per evitare la scadenza dei termini della custodia cautelare. In assenza di una decisione nei tempi previsti, Ragnedda potrebbe tornare in libertà. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile e sono assistiti dagli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu.

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