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Famiglia che vive nel bosco

Famiglia nel bosco, Garante Infanzia a Fanpage: “Comportamento anomali dei bimbi, pensavano volessi portarli via”

A Fanpage.it la Garante Marina Terragni, spiega cosa ha visto durante la visita ai figli della “famiglia nel bosco”: “Questo è un caso che farà scuola a livello internazionale”
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Marina Terragni, Autorità garante dell’Infanzia e adolescenza, ha incontrato i bimbi in casa famiglia
Marina Terragni, Autorità garante dell’Infanzia e adolescenza, ha incontrato i bimbi in casa famiglia
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“I bambini probabilmente quando mi hanno vista, essendo una persona estranea alla struttura dove vivono, hanno pensato che fossi qualcuno che andava a prenderli. Sicuramente sono traumatizzati, hanno comportamenti anomali”. A parlare a Fanpage.it è Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza che da mesi segue le vicende di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, e dei loro tre figli, diventati noti alle cronache italiane come la “famiglia nel bosco”.

La Garante si è recata a controllare di persona la situazione all’interno della casa famiglia subito dopo la pubblicazione dell’ordinanza che disponeva l’immediato allontanamento della madre e il prossimo trasferimento dei bambini, una femmina di 8 anni e due gemelli di 6.

Nel complesso, come ha trovato i bambini?

Sicuramente sono traumatizzati, hanno dei comportamenti anomali. Sono iperattivi, hanno paura. Poco prima che arrivassi si era sparsa la notizia che uno dei bambini non mangiava, invece per fortuna li ho visti mangiare. In ogni caso vivono un fortissimo disagio e mi sembra ne abbiano tutte le ragioni.

Dopo la visita ribadisco che la sproporzione tra le problematiche rilevate nella vita di questa famiglia e il provvedimento che ne è seguito è piuttosto rilevante.

Però ci sono state anche delle ragioni oggettive che hanno portato alla sospensione della potestà genitoriale da parte del Tribunale per i minorenni dell’Aquila.

Nel giro di un anno o poco più ci sono stati quattro incontri tra l'assistente sociale e la famiglia, di cui due con i carabinieri, quindi la sensazione è che ci fosse una grande difficoltà a intendersi. Purtroppo a seguito di questi quattro incontri è arrivato il primo allontanamento.

È chiaro che quando un assistente sociale entra in una famiglia è sempre un passaggio traumatico e problematico per forza di cose. Però, non bisognerebbe arrivare a questo punto laddove non ci siano situazioni estreme, e in questo caso non mi pare ci fossero, come testimoniato anche da tutti i cittadini che conoscevano questa famiglia. Bisognava dare un supporto efficace che evitasse la tragedia dell'allontanamento.

C'è un limite a cui devono sottostare i genitori nel decidere come crescere i propri figli? 

Io vengo da una cultura e da una pratica politica di sinistra, dove tutte le differenze sono sempre state esaltate e incoraggiate, così come la libertà individuale delle persone. Secondo questo principio, la scelta di organizzare la propria vita secondo i propri valori è sempre da rispettare.

In questa famiglia esiste un legame amoroso molto forte, e un assetto valoriale altrettanto forte sul quale si può avere qualunque opinione. Io per esempio non vivrei così e, da madre, non avrei mai fatto una scelta del genere. Tuttavia, penso sia necessario rispettare queste posizioni, correggendole con un intervento morbido da parte dello Stato. Altrimenti si dovrebbe intervenire verso chiunque ha una vita “anomala” rispetto allo standard, come se negli Stati Uniti portassero via i figli a tutti gli Amish. Bisogna trovare un altro modo.

La soluzione ideale in molti casi è che una o più persone delle istituzioni entrino a far parte della vita della famiglia prendendo in affido l'intero nucleo e apportando tutte le correzioni di rotta necessarie, anche litigando.

Avvocati specializzati e addetti al settore hanno spiegato che quello che è successo ai Birmingham-Trevallion accade molto di frequente, e che i bambini possono essere allontanati dalle famiglie anche se non ci sono episodi di maltrattamento. Abbiamo sovrastimato la portata di questo caso specifico?

Oggi sappiamo che i minori allontanati dalle famiglie nel 2024 [ultimi dati disponibili n.d.r.] sono circa 41 mila, la grande maggioranza in casa famiglia e una minoranza in affido familiare. Da questi numeri sono esclusi i minori stranieri non accompagnati. Si tratta di una fotografia, ma non conosciamo i motivi che hanno condotto a questo stato dei fatti.

L’articolo del 403 del Codice Civile dispone che si ricorra all’allontanamento quando, ad esempio, due genitori entrambi tossicodipendenti non possono prendersi cura del bambino, quando una madre o un padre usano violenza o ne mettono a rischio l’incolumità fisica. In questi casi l’allontanamento non si discute. Poi c'è una marea di casi in cui l’allontanamento avviene per altri motivi, spessissimo in seguito a separazioni conflittuali. Sono elementi che avremo solo in futuro, perché una legge approvata qualche giorno fa si propone di non darci più solo un'istantanea ma un film che ci fa vedere per quali ragioni i bambini vengono allontanati, e quanto restano nelle strutture o nelle famiglie affidatarie. Parlare senza vedere dentro i numeri significa affidarsi solo all’esperienza personale.

Nell’ultima ordinanza, i giudici allontanano la madre e consigliano di intensificare la frequentazione dei figli con il padre. Il giudizio della società sulle donne è più duro quando si parla della crescita dei figli?

La signora Birmingham ha un suo carattere piuttosto fermo, e dei convincimenti ideologici radicali. Questo probabilmente non ha favorito una buona comunicazione con le istituzioni. Giuliano Ferrara ha parlato di “strega maternale”, mi sembra una definizione corretta, sono tante donne che vengono dipinte così, e se non proprio in questo modo, quasi.

Quindi è un problema diffuso? 

Sì, negli ultimi anni ricorre molto spesso, soprattutto nei casi di separazioni conflittuali, dove quasi sempre il padre dipinge la madre come una “strega maternale”, appunto. È quella che un tempo veniva definita “alienazione parentale”, cambiano i nomi, ma il problema è lo stesso.

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