L'ospedale di Schiavonia, nel padovano, è in via di evacuazione. Si tratta della struttura del Comune di Monselice dove per dieci giorni sono rimasti ricoverati i due contagiati da coronavirus in Veneto, di cui uno è deceduto ieri sera. Ci dovrebbero volere circa cinque giorni per evacuare totalmente l'ospedale: nel frattempo il cortile della struttura è stato attrezzato con un ospedale da campo, munito di tende riscaldate e 96 posti letto. I pazienti potrebbero essere spostati qui mentre si cerca una risistemazione definitiva.

Nell'ospedale di Schiavonia ci sono 300 posti letto e circa 600 dipendenti: ieri pomeriggio la struttura è stata chiusa e al momento rimangono all'interno i pazienti ricoverati e il personale di turno. Si tratta di 450 persone, tra i 300 malati e i 150 dipendenti che erano di turno quando è stata diffusa la notizia di due pazienti positivi al coronavirus, di cui uno è deceduto. Sono stati sottoposti tutti a tampone. Secondo quanto apprende Ansa da fonti qualificate, alcuni test effettuati su possibii contagi sarebbero già risultati positivi anche in assenza di sintomi specifici. Le stesse fonti parlano di  un campione non piccolo di pazienti. Nel frattempo i tamponi effettuati sono stati inviati ai centri specializzati per gli accertamenti necessari. Solo nelle prossime ore si potrà avere la conferma della positività: lo comunicheranno le fonti sanitarie della Regione.

Il paziente morto ieri dopo essere risultato positivo al test, la prima vittima da coronavirus in Italia, si chiamava Adriano Trevisan, 77 anni. Era il padre dell'ex sindaco di Vo' Euganeo, Vanessa Trevisan. Si trovava già ricoverato da una decina di giorni nell'ospedale di Schiavonia per precedenti patologie, in terapia intensiva e in condizioni critiche. Sarebbe morto poco dopo le 22.45. Appena accertata la sua positività, intorno alle 17, l'ospedale era stato chiuso d'emergenza. Per le persone bloccate all'interno vige l'obblido di indossare le mascherine: è impedito a chiunque l'accesso, a meno che non si tratti di un medico o un infermiere in servizio. Anche il personale dell'ambulanza che aveva trasportato giorni fa Trevisan presso la struttura è stato richiamato per dei test.