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Elia Del Grande dopo la fuga trasferito in una casa lavoro ad Alba: “Non è evaso, a Modena non stava bene”

Elia Del Grande, dopo l’arresto in seguito alla fuga da Castelfranco Emilia, è stato trasferito in una casa-lavoro di Alba e il 26 novembre dovrà comparire davanti al magistrato di sorveglianza di Modena competente per territorio. Il suo avvocato: “Da un punto di vista giuridico si è però trattato di un allontanamento dalla casa lavoro e non di evasione”.
A cura di Ida Artiaco
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È stato trasferito in una casa-lavoro ad Alba Elia Del Grande, il killer della cosiddetta "strage dei fornai" del 1998, arrestato a Cadrezzate nei giorni scorsi dopo essere evaso alla fine di ottobre da una struttura a Castelfranco Emilia (Modena) dove era si trovava dopo aver scontato 25 dei 30 anni di carcere a cui era stato condannato per aver ucciso madre, padre e fratello.

È quanto riporta Il Resto del Carlino, che ha aggiunto che l’uomo dovrà comparire ora davanti al magistrato di sorveglianza di Modena – competente per territorio – e l’udienza è prevista per il prossimo 26 novembre. Intanto, Raffaella Servidio, il suo avvocato, ha specificato che la sua non è stata una evasione quanto un allontanamento dalla precedente casa-lavoro: "Il mio assistito era soggetto in passato a misura di sicurezza, poi alla libertà vigilata e, a seguito di trasgressioni nella precedente struttura, era stato poi trasferito in quella di Castelfranco Emilia. Casa lavoro in cui – non lo ha nascosto – non si trovava bene. Da un punto di vista giuridico si è però trattato di un allontanamento dalla casa lavoro e non di evasione e che quindi prevede l’aggravarsi della misura stessa se il magistrato di sorveglianza lo riterrà opportuno: nel senso che potrebbe doverla riscontare dall’inizio".

Intanto, continuano le indagini dei carabinieri per valutare il coinvolgimento di altre persone nell’allontanamento del pluriomicida. Sono due i fascicoli d’inchiesta aperti dopo la fuga del 50enne, che sterminò la famiglia nel 1998 e che era soggetto a sorveglianza speciale nella struttura emiliana da un mese: uno a Varese e l’altro in procura a Modena

Nei giorni scorsi è stata iscritta nel registro degli indagati anche la compagna, la 57enne sarda Rossella Piras, da parte della Procura di Varese, per averlo aiutato o per averne agevolato la fuga. Il reato contestato è quello di procurata inosservanza di misure di sicurezza, che punisce chi aiuta una persona a evadere da una misura di sicurezza appunto: la pena è la reclusione fino a due anni. Come noto l’uomo è stato fermato dopo una serrata attività investigativa nelle sue proprietà di Cadrezzate e, in quel contesto sono stati sottoposti a sequestro dagli inquirenti due telefonini e una Usb, che saranno oggetto di ulteriori accertamenti.

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