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Omicidio Giulia Cecchettin

Elena Cecchettin ha rotto il format della cronaca nera in tv, e ora le sue parole divampano

In poco più di un minuto Elena Cecchettin, la sorella di Giulia vittima di un femminicidio che ha coinvolto tutta l’Italia, ribalta il format della cronaca nera in tv, e sul banco degli imputati mette la società patriarcale e lo Stato. È uscita dal copione: da parente da consolare si è trasformata così in un soggetto politico da demolire.
A cura di Valerio Renzi
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Elena Cecchettin va in televisione, di fronte alle telecamere di "Dritto e Rovescio", il talk show di prima serata di Rete4 condotto da Paolo Del Debbio, e la scena sembra quella di tanti altri momenti televisivi. La sorella della vittima di un femminicidio che ha coinvolto emotivamente tutta Italia, si trova di fronte alla casa di famiglia a Vigonovo, in provincia di Venezia. Sulla grata alle sue spalle biglietti, cartelli, fiori di amici e familiari di Giulia Cecchettin. Sta per partire la fiaccolata a cui parteciperà commosso tutto il paese.

Siamo preparati a un pezzo di televisione come tanti altri, una tappa obbligata del format "cronaca nera" di cui anche i femminicidi fanno parte: il dolore e le richieste di giustizia esemplare da parte di un parente della vittima. Poi la ragazza prende parola, e in una manciata di secondi rompe tutto quello che ci si aspetta dal copione, tra lo sconcerto dello studio. Ecco cosa ha detto:

In questi giorni ho sentito parlare di Turetta, molte persone lo hanno additato come un mostro. Ma lui mostro non è, mostro è colui che esce dai canoni normali della nostra società, ma lui è un figlio sano della della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è quell’insieme di azioni che sono volte a limitare la libertà della donna. Come controllare un telefono, essere possessivi, fare catcalling ed è una struttura di cui beneficiano tutti gli uomini. Non tutti gli uomini sono cattivi mi viene detto, si è vero, ma tutti gli uomini ne beneficiano. Quindi tutti gli uomini devono essere attenti, magari richiamando un amico che fa catcalling a una passante o il collega che controlla la ragazza, dovete essere ostili a questi comportamento che possono sembrare banali, ma sono il preludio del femminicidio. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere, è un omicidio di Stato perché lo stato non ci tutela e non ci protegge. Bisogna prevedere un’educazione sessuale e affettiva, in modo da prevenire queste cose. Bisogna finanziare i centri antiviolenza, in modo tale che se le persone devono chiedere aiuto siano in grado di farlo. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”

Elena non chiede la pena di morte o l'ergastolo, non indugia sulla cattiveria dell'assassino, non rovescia il suo odio e il suo dolore contro chi le ha strappato via una sorella, ma mette sul banco degli imputati gli uomini, la cultura patriarcale e lo Stato. Solo che non la possono zittire, fa parte del copione, del format.

La sorella di Giulia esprime in modo limpido e lucido le stesse idee che da anni vengono urlate, scritte, discusse dalla nuova ondata di femminismo, che ha coinvolto decine di migliaia di giovani donne in Italia, attorno al movimento Non Una Di Meno. Idee socializzate nelle piazze, in migliaia d'incontri, che hanno sedimentato una nuova consapevolezza nella società. Parole che suonano strane in tv, inusuali, perché nessuno le ha mai invitate.

Così nell'arco di poco più di un minuto, Elena Cecchettin è diventata dalla sorella di una vittima da consolare, e il cui dolore deve essere reso oggetto di infiniti replay per aumentare l'audience, a un soggetto politico da demolire. Oggi su tutti i giornali e i network di destra ci sono uomini (sempre gli stessi), che l'attaccano con tutto il potere che hanno, provando a ridicolizzare o ridimensionare le sue accuse.

Ma ormai è tardi, le parole di Elena stanno già divampando.

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Giornalista pubblicista e capo area della cronaca romana di Fanpage.it. Ho collaborato prima prima di arrivare a Fanpage.it su il manifesto, MicroMega, Europa, l'Espresso, il Fatto Quotidiano. Oltre che di fatti e politica romana mi occupo di culture di destra e neofascismi. Ho scritto per i tipi di Edizione Alegre "La politica della ruspa. La Lega di Salvini e le nuove destre europee" (2015) e per Fandango Libri "Fascismo Mainstream" (2021).
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