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Covid 19
23 Aprile 2020
18:05

“È l’epidemia della A21”: così il virus si è spostato lungo l’autostrada da Brescia a Torino

La diffusione del coronavirus nelle province del Nord Italia avrebbe seguito una traiettoria precisa, da Bergamo e Brescia, a Lodi e Piacenza, fino ad Alessandria e Torino. Un percorso che che ricalca il tracciato dall’autostrada A21. A rilevarlo è uno studio sui tassi di mortalità dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “L’epidemia non guarda ai confini amministrativi ma piuttosto alle grandi vie di comunicazione e scambio”, ha spiegato Carlo Signorelli, il primo autore della ricerca.
A cura di Simone Gorla
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Si potrebbe definire “l’epidemia della A21”. La diffusione del coronavirus nel nord Italia avrebbe una traiettoria precisa, ed è quella che va da Bergamo e Brescia, a Lodi e Piacenza, fino ad Alessandria e Torino. Un percorso che a ricalca quello dell'autostrada che unisce il capoluogo piemontese all'est della Lombardia. A rilevarlo è uno studio dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano che si è concentrato sulla rilevazione dei tassi di mortalità per Covid-19 dall’inizio dell’epidemia fino al 17 aprile scorso.

L'autostrada A21 tocca alcune delle province maggiormente colpite dall’epidemia di Covid 19. Territori che si trovano in quattro regioni – Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Val d’Aosta – tutti accomunati da un alto tasso di mortalità. Lo studio del San Raffaele, realizzato nell’ambito del Progetto europeo Horizon 2020, è in via di pubblicazione sulla rivista Acta Biomedica. Partendo dall’analisi dei dati pubblicati dalla Protezione Civile e dai siti delle regioni, emerge che la provincia con il più alto tasso di mortalità cumulativa sia Piacenza (258,5 morti x 100.000 abitanti), seguita da Bergamo (255,9) e Lodi (247,8), quindi vengono Cremona e Brescia. Tra le province del nord Italia con più di 100 morti per 100mila abitanti si trovano anche Parma, Alessandria, Lecco e Sondrio.

"L’epidemia non guarda ai confini amministrativi ma piuttosto alle grandi vie di comunicazione e scambio", ha spiegato il primo autore della ricerca, Carlo Signorelli, ordinario di Igiene presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. "Le 12 province più colpite appartengono a 4 regioni diverse e ciò testimonia come la diffusione abbia seguito delle dinamiche che andranno meglio studiate e che cercheremo di approfondire. La prossima fase del nostro studio comprenderà anche l’analisi dei dati complessivi di mortalità, non solo per le province, ma anche per comuni o distretti, per valutare i singoli focolai che probabilmente sono, in un primo momento, sfuggiti all’osservazione.

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