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Cuore e fegato in posizione invertita: primo trapianto al mondo riuscito all’ospedale Molinette di Torino

Protagonista un giovane campano di 32 anni nato con una rarissima condizione anatomica, il situs viscerum inversus, in cui gli organi interni sono disposti “a specchio” rispetto alla posizione normale.
A cura di Davide Falcioni
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Un ragazzo con gli organi invertiti "a specchio" è stato salvato dall'equipe dell'ospedale Molinette di Torino grazie a un trapianto di cuore-fegato in blocco, un intervento che non era mai stato eseguito al mondo: protagonista un giovane di 32 anni nato con una rarissima condizione anatomica, il situs viscerum inversus, in cui gli organi interni sono disposti specularmente rispetto alla posizione normale.

Il ragazzo, di origini campane, era affetto fin dalla nascita da una grave cardiopatia congenita che aveva richiesto tre interventi a cuore aperto tra l'infanzia e l'adolescenza. Nonostante questi interventi gli avessero permesso di raggiungere l'età adulta, nel tempo avevano provocato un progressivo deterioramento del fegato, evoluto in cirrosi. Nell'ultimo anno il quadro clinico si era ulteriormente aggravato con la comparsa di un carcinoma epatico. Terapie interventistiche locali avevano in un primo momento contenuto la malattia, ma la comparsa di un nuovo nodulo aveva reso urgente un trapianto combinato di cuore e fegato, unica possibilità di salvezza.

La condizione del situs viscerum inversus rappresentava tuttavia un ostacolo enorme: l'anatomia completamente invertita del paziente rendeva estremamente complicata la possibilità di impiantare organi donati, che invece presentano una disposizione normale.

I medici campani hanno quindi inviato il paziente ad un'équipe multidisciplinare della Città della Salute di Torino, composta dal cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone e dal cardiologo Giuseppe Annoni dell'ospedale Infantile Regina Margherita congiuntamente agli specialisti dell'ospedale Molinette: l'epatologa Silvia Martini, i cardiochirurghi Mauro Rinaldi e Massimo Boffini ed il chirurgo epatico nonché Coordinatore Regionale Trapianti Renato Romagnoli, che ha studiato e condiviso una strategia innovativa per tentare ciò che non era mai stato fatto prima: inserire il paziente in lista d'attesa per trapianto cuore-fegato in blocco.

Quando finalmente il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte (diretto da Anna Guermani) ha segnalato al Centro Regionale Trapianti Piemonte (diretto da Federico Genzano) ed al Centro Nazionale Trapianti di Roma (diretto da Giuseppe Feltrin) la disponibilità di un donatore compatibile, si è attivata una macchina organizzativa imponente che ha coinvolto decine di operatori sanitari e non.

Mentre il paziente veniva preparato nella sala operatoria della Cardiochirurgia dell'ospedale Molinette, un'équipe multi-specialistica, composta dal cardiochirurgo Giacomo Maraschioni e dal chirurgo epatico Damiano Patrono si è recata nell'ospedale del donatore per prelevare il blocco cuore-fegato, mantenendosi in strettissima comunicazione con l'équipe trapianto, e, quando il blocco cuore-fegato del donatore è arrivato in Molinette, nella sala del trapianto il campo operatorio era pronto ad accogliere il preziosissimo dono.

Sotto la supervisione di Mauro Rinaldi, Carlo Pace Napoleone dell'ospedale Infantile Regina Margherita insieme con Massimo Boffini ed Antonino Loforte, Erika Simonato e Matteo Marro della Cardiochirurgia delle Molinette, con il supporto anestesiologico di Maria Luisa Contristano, hanno eseguito l'impianto del cuore mantenuto in continuità con il fegato. In contemporanea Renato Romagnoli, Elena Mazza e Paolo Ossola della Chirurgia del Trapianto di Fegato, con la collaborazione anestesiologica di Chiara Stratta e Donatella Di Francesco, hanno impiantato il fegato nella posizione fisiologica nell'addome del paziente.

Sono state in totale diciassette ore di sala operatoria, di cui più di dodici ore di chirurgia. Lunghe ore in cui l'anatomia anomala del paziente ha obbligato ad essere "creativi", costruendo connessioni vascolari nuove, utilizzando segmenti di vasi prelevati dallo stesso donatore e percorrendo strade innovative. Alla fine, il blocco cuore-fegato è ripartito ed il sangue è tornato a scorrere fisiologicamente.

Il decorso post-operatorio è stato complesso. Il paziente è ora ricoverato in area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato ed il suo percorso di riabilitazione prosegue positivamente.

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