Se il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva annunciato, come riportato nell'ultimo libro di Bruno Vespa, che il vaccino contro il Coronavirus sarebbe arrivato entro la fine dell'anno, a spegnere gli entusiasmi questa mattina ci ha pensato Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova, che intervenendo alla trasmissione Buongiorno su Sky TG24 ha definito "irrealistica" questa previsione. "Mandare messaggi dicendo che avremo il vaccino fra uno o due mesi sicuramente intercetta le aspettative di tutti quanti, ma lo vedo piuttosto irrealistico. Forse – ha aggiunto l'esperto – fra due mesi qualcuno dirà che abbiamo un vaccino, ma tra dirlo e fare uno studio pilota e poi distribuirlo passano tanti mesi".

Sulla seconda ondata di casi che si sta verificando in Italia, e che potrebbe portare entro il prossimo weekend ad ulteriori misure restrittive per frenare la diffusione del contagio, Crisanti ha ribadito che questo "è un problema che si sconfigge sul territorio. Bisogna creare una rete di controllo e di tracciamento che permetta di bloccare le catene di trasmissione, altrimenti non se ne esce". Questa rete oggi "se c'è sicuramente non è sufficiente e già diverse Regioni hanno ammesso di non essere in grado di fare nessun tracciamento e di non essere in grado di bloccare la trasmissione, questo è il vero problema. Supponiamo di controllare questa ondata in quattro o sei settimane nella migliore delle ipotesi. Se tutto funziona, poi cosa facciamo? Rimuoviamo le restrizioni e i contagi ripartono? Questa catena si rompe soltanto creando un sistema di sorveglianza nazionale omogeneo in gradi di tracciare i contatti che permetta di isolare in maniera sistematica i contagiati".

Poi, una volta che la curva comincerà a scendere di nuovo "supponendo di tornare ad avere pochi casi al giorno, bisognerà trovare degli strumenti per mantenerla bassa. Altrimenti si continua con questa altalena che è distruttiva per la qualità della vita oltre che per l'economia". La situazione per Crisanti, dunque, è sicuramente molto preoccupante, "lo dicono i numeri. Anche retrospettivamente guardando a come stavamo a fine giugno e luglio, quando avevamo 150 casi, sicuramente i numeri di oggi dimostrano che non si è fatto abbastanza per consolidare questi risultati. A questo punto rimangono le solite misure restrittive, che speriamo riducano i contagi e che non si arrivi a misure estreme di lockdown".