Andrea Crisanti ribadisce la necessità di un intervento immediato e incisivo come quello di un lockdown totale che è l'unico modo per riuscire a controllare il virus e le sue varianti che si stanno diffondendo in maniera preoccupante anche in Italia. Secondo il virologo, che è intervenuto questa mattina ad "Agorà" su Rai3, l'agenda non la decidono né i politici né gli esperti, ma la decide il virus: "La variante inglese in 15 giorni passa dal 10 per cento tranquillamente al 60-70 per cento – ha spiegato – con le conseguenze che abbiamo visto in Inghilterra con più di 2mila morti al giorno. Bisogna mettersi una cosa in testa: finché non controlliamo il virus, la realtà è questa e bisogna mettersi l'anima in pace"

Avremmo dovuto prolungare lockdown lo scorso maggio e non aprire spiagge e discoteche

Nell'appoggiare la decisione di Walter Ricciardi di consigliare al ministro della Salute Speranza una chiusura immediata, il virologo ha anche analizzato le scelte politiche fatte finora da lui spesso considerate in ritardo: "Io penso che il ministro Speranza sia stato consigliato a volte bene, a volte meno bene, ma sicuramente se ha avuto un problema è stato quello di esitare di fronte a spinte di parte – ha affermato – se noi a maggio avessimo prolungato il lockdown per altri 15-20 giorni avremmo azzerato i contagi e avremmo potuto blindare l'Italia e probabilmente oggi staremmo in una situazione vicina a quella della Corea del Sud o della Nuova Zelanda". Crisanti ha continuato accusando non troppo velatamente chiunque abbia fatto pressioni per far sì che ci fossero maggiori riaperture per l'estate: "Naturalmente c'era chi doveva aprire le spiagge, chi doveva fare le discoteche. È un continuo. L'agenda qui la detta il virus, non il commerciante. Non discuto, saranno sicuramente interessi legittimi, ma se continuiamo così non ne usciamo più".

Se avessimo lasciato impianti aperti variante inglese sarebbe cresciuta in pochi giorni

Crisanti ha poi ribadito: "Se avessimo fatto il lockdown a dicembre e poi ora il controllo delle varianti, noi oggi avremmo gli impianti" sciistici "aperti probabilmente". Ed è proprio su questo tema che il virologo ha sottolineato la necessità di comunicare in tempo le cose per far sì che ci si possa preparare pur specificando che in questo caso tempo non ce n'è stato e che tutte le decisioni vengono prese per il bene degli italiani: "Abbiamo saputo per la prima volta che la variante inglese aveva un'incidenza del 17-18 per cento solo 5 giorni fa, perché finalmente 5 giorni fa è stato fatto il primo campionamento a tappeto in Italia ed è chiaro che una percentuale del 17-18% non poteva essere ignorata: dovevamo mantenere gli impianti aperti per fare in modo che si diffondesse e arrivasse al 30-40% con centinaia di morti?".