Andrea Crisanti, professore ordinario du microbiologia e virologia all'Università di Padova, è tornato a parlare della questione Coronavirus e Natale. Da giorni, ormai, esperti e politici discutono su come l'Italia affronterà le prossime feste, con la curva dei contagi che si va lentamente stabilizzando mentre mezzo paese è tornato in lockdown. Secondo Crisanti non se ne parla di riaprire prima del 25 settembre. "Sarebbe moralmente inaccettabile se riaprissimo tutto a Natale, per fare tutto il casino fatto in Sardegna quest'estate e ricominciare dall'inizio", ha detto intervenendo questa mattina in diretta alla trasmissione Agorà su Rai3. Nessun allentamento delle misure restrittive per cenoni e riunioni familiari, che invece dovrebbero essere limitati al massimo per impedire di ritrovarci a inizio gennaio alle prese con una terza ondata della pandemia.

"I casi non stanno aumentando al ritmo della settimana scorsa – ha aggiunto il virologo -. Se ieri fossero stati fatti 210-220mila tamponi, saremmo arrivati a circa 36-37mila casi. Quindi ci troviamo davanti a piccole variazioni rispetto al numero dei casi. Sicuramente le misure hanno avuto l'effetto di rallentare l'andamento della curva: la prossima settimana vedremo se la curva inizierà a scendere. Se non scende, bisogna fare qualche altra cosa. Sono morte 9mila persone dall'inizio della seconda ondata, le famiglie stanno pagando un prezzo emotivo immenso". Crisanti è consapevole del fatto che "l'obiettivo del governo era smorzare il picco senza compromettere la componente economica che si vuole preservare". Ma, ha concluso, "è un obiettivo che in qualche modo stanno raggiungendo. Stiamo imponendo un sacrificio importante agli italiani, stiamo accettando un sacrificio sociale ed emotivo ogni giorno con 500 morti". Infine, sul vaccino l'esperto ha spiegato che "non si sa se i vulnerabili sono protetti e se chi è protetto diventa un portatore sano. Comunque occorre costruire un sistema di controllo e tracciamento sul territorio, anche perché immunizzare tutti è uno sforzo logistico immane".