Crans Montana, nuove ombre su Le Constellation: il giallo della licenza per l’uso da discoteca

Per i giovani di Crans-Montana il bar Le Constellation – dove la notte di San Silvestro un incendio all'interno ha provocato la morte di decine di persone e il bilancio è ancora in aggiornamento – era il luogo dove si andava anche a ballare, non solo per bere una birra o fare una cena. Un tipo di utilizzo del locale, questo, che però non sembra trovare riscontro nella documentazione relativa alla sua apertura nel 2015.

Negli atti depositati e consultabili nel Registro di commercio del Vallese Centrale si legge che "la società ha per oggetto qualsiasi prestazione nel settore della gastronomia, la gestione di esercizi pubblici, in particolare ristoranti e altre imprese analoghe, nonché la produzione e il commercio di prodotti alimentari e di bevande". Non sembra esserci traccia delle parole musica, ballo o spettacolo. Un ulteriore elemento che verrà chiarito dall'inchiesta della procura del Cantone Vallese.


Il bar della località sciistica nasce negli anni 70, una struttura dagli interni in legno. Poi, nel 2015, Jacques Moretti e la moglie Jessica Maric lo rilevano con una società creata ad hoc. A giugno inizia il cantiere per la ristrutturazione, poi a dicembre dello stesso anno l'inaugurazione di quello che è l'odierno Le Constellation.
I lavori vengono ampiamente documentati con una serie di fotografie che partono dalla demolizione del vecchio spazio nel seminterrato, alla posa dell'isolamento ignifugo in lana di roccia, per poi arrivare ai pannelli fonoassorbenti e alla riduzione della dimensione della scala.
Al centro degli accertamenti delle autorità svizzere c'è la scala d'ingresso che, secondo le prime indiscrezioni, mentre nel giugno 2015 aveva una larghezza di tre metri, dopo i lavori sarebbe stata ristretta a un metro. Solo le indagini potranno accertare come sono andati realmente i fatti.



Dal lato opposto della scala dovrebbe esserci una saletta. Ed è proprio lì che si troverebbe la seconda uscita. "Non si vedeva, spesso era anche ostruita da un divano. Non c'erano indicazioni per quell'uscita d'emergenza". Lo racconta Andreas C., un cameriere di 31 anni intervistato dal giornale tedesco Bild. Poi aggiunge: "In quel locale non c'era nessun impianto anticendio. Il legno con cui è stato costruito non era ignifugo, perché quello costa di più. Tutto era stato fatto al risparmio dal proprietario Jacques Moretti. Era stato lui a montare i pannelli insonorizzanti".
E, come emerge dalle fotografie a disposizione sui social, il locale era coperto dal legno: le pareti, il pavimento, le colonne, i divani, le poltrone e gli sgabelli. Ma il proprietario, raggiunto dai cronisti di 24Heures spiega: "Siamo stati controllati tre volte in dieci anni, tutto è stato fatto secondo le regole".

Il controsoffitto era isolato, stando alle foto dei lavori all'interno del locale utilizzando la lana di roccia, un materiale ignifugo. Sotto quest'ultima poi sono stati posati i pannelli fonoassorbenti da cui sarebbe nato il rogo che ha portato alla strage di Crans-Montana.