In Italia sono ormai più di 200 i medici deceduti a causa del Coronavirus. Ne ha dato notizia la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), che dallo scorso marzo aggiorna il triste elenco dei colleghi morti dopo essere risultati positivi al Covid-19. "È un numero che dimostra quanto è ancora difficile affrontare la pandemia", ha commentato a Fanpage.it il presidente Filippo Anelli, che ha sottolineato come "la prima fase dell'emergenza sia stata caratterizzata da carenza di dispositivi di protezione, quelli che chiamiamo comunemente Dpi. Ma anche in questa seconda ondata, da ottobre a oggi, ci sono state una ventina di vittime tra i nostri colleghi, tra cui molti medici di medicina generale. Il che conferma che il tema della sicurezza è ancora centrale. Assistiamo a tante segnalazioni e denunce di carenza di dispositivi, il che ci crea anche un certo imbarazzo. Non si capisce perché quelli che la Protezione civile dice di aver distribuito alle regioni devono essere centellinati e non consegnati".

A ciò si aggiunga anche la questione legata alla sicurezza dell'interno sistema sanitario. "All'interno degli ospedali – ha aggiunto Anelli – la situazione è migliorata, soprattutto grazie ai percorsi separati tra pazienti Covid e non Covid. Ma potrebbe andare sicuramente meglio, magari effettuando più tamponi sul personale sanitario, che sarebbe un'operazione molto utile anche per proteggere i cittadini". Un discorso a parte va poi fatto per i medici di base. Circa la metà dei decessi verificatisi tra i medici italiani nel corso della seconda ondata della pandemia appartiene a questa categoria, lasciati spesso senza protezioni e dpi. "Anche qui c'è un'organizzazione diversa rispetto a quella classica. Lo Stato ha pensato di organizzare un modello simile a quello ospedaliero attraverso le cosiddette Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, che svolgono attività domiciliari per i pazienti Covid-19. Ma purtroppo non sempre questo sistema viene rispettato".

Oltre al numero dei morti, cresce anche quello dei contagiati all'interno del personale sanitario. Si parla di circa 20mila positivi. Per questo le associazioni di categoria (CIPe SISPe SINSPe, Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, La.Pe.L, SIMET, SMI, SNAMI), hanno deciso di promuovere lo statodiagitazione, denunciando le condizioni di malessere della categoria medica, come si legge in una nota congiunta le organizzazioni sindacali della medicina generale e della pediatria di libera scelta. "Siamo davanti ad una tragedia – spiegano – che sta investendo i cittadini e il mondo delle professioni mediche. In questa seconda fase della pandemia stiamo assistendo non solo al collasso degli ospedali e dei pronto soccorso, ma anche al collasso del territorio. I medici di medicina generale stanno continuando a svolgere, in piena pandemia, la loro l'attività ordinaria, tra mille difficoltà, considerando la contrazione dei servizi specialistici, ormai tutti shiftati verso la cura della covid, nei confronti dell'utenza. Attività ordinaria che consiste nel curare pazienti neoplastici, diabetici, oncologici ed in più si occupano della presa in carico dei malati covid che devono essere monitorati a domicilio (se ne ricovera mediamente 1 su 35) con tutte le prescrizioni relative alle disposizioni di quarantena e fine quarantena. Un carico di lavoro che sta aumento in maniera esponenziale e che non è più sostenibile. I medici sono sottoposti a turni di lavoro massacranti anche a causa di colleghi malati di covid".