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Covid 19
15 Settembre 2022
11:05

Covid, Bassetti: “Possibile aumento contagi tra 2/3 settimane. I fragili non aspettino a vaccinarsi”

L’intervista di Fanpage.it a Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova: “Possibile nuovo aumento dei casi Covid in seguito alla riapertura della scuola e alla ripresa delle attività economiche. I fragili non aspettino l’arrivo del nuovo vaccino bivalente: quello che c’è ora protegge anche contro Omicron 5”.
Intervista a Dott. Matteo Bassetti
Direttore della Clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova.
A cura di Ida Artiaco
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"Con l'inizio della scuola e la ripresa delle attività produttive potremmo aspettarci un aumento dei contagi Covid nelle prossime due o tre settimane, ma ci troviamo in una situazione profondamente diversa rispetto al 2021. Tuttavia, chi è fragile ed over 65 non perda tempo per vaccinarsi e lo faccia subito senza aspettare l'arrivo del nuovo vaccino bivalente contro Omicron 5″.

Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, ha spiegato così in una intervista a Fanpage.it quale è la situazione Covid in Italia, alla luce delle recenti riaperture e in vista dell'arrivo di Pfizer adattato alle varianti Omicron Ba.4 e Ba.5, previsto per le prossime settimane.

Dott. Bassetti, quale sarà situazione Covid che potremmo avere in autunno/inverno?

"Difficile dirlo oggi, si dovrebbe guardare ai numeri tra almeno una quindicina di giorni, perché la scuola è iniziata questa settimana, anche le attività produttive sono riprese da poco e quindi è ritornata ad esserci quella vita fatta di mezzi pubblici e frequentazione di luoghi chiusi che potrebbe portare a un aumento dei contagi, a cui credo inevitabilmente assisteremo nel giro di due o tre settimane.

Dopodiché non è sufficiente guardare il numero dei positivi, ma è importante considerare quanti contagi ci saranno di tipo grave, cioè quante persone avranno la polmonite e quante avranno bisogno di essere assistite in ospedale. Quest'ultime saranno calmierate dalla vaccinazione, che è stata molto forte. Credo che se in qualche modo le persone più fragili sapranno vaccinarsi in questo mese di settembre e a ottobre è ragionevole pensare che ci sarà una nuova ripresa dei contagi ma non penso porterà ad avere dei grossi problemi sulle strutture sanitarie".

In che senso?

"L'importante è che se ci sarà un aumento dei contagi, come quello che c'è stato questa estate, ma con ricoveri in ospedale fondamentalmente per cause diverse dal Covid, cioè di gente che veniva trovata positiva al tampone quando ricoverata in ospedale, non si gridi al lupo al lupo.

Questa estate abbiamo fatto un sacco di rumore dicendo che gli ospedali erano pieni di Covid, ma si trattava in realtà di asintomatici con tampone positivo. Oggi la faccia del Covid è molto diversa perché trova sulla sua strada una immunità che potremmo definire "di gregge" molto forte. Abbiamo avuto solo nel 2022 quasi 30 milioni di contagi, a cui si aggiungono il 90% e oltre di vaccinati. Se li sommiamo insieme siamo ben oltre il 100 per 100. Tutto questo rafforza le nostre difese e ci consente di passare indenni attraverso un eventuale nuovo aumento dei contagi. Tradotto: se anche avremo 100mila persone positive al giorno e solo due o tre finiranno con polmonite in ospedale, è chiaro che il problema non esiste".

E se invece dovesse arrivare una nuova variante? 

"Allora lo scenario potrebbe essere diverso. Ma oggi mi pare che tra i paesi che già hanno visto l'inverno e crescere Centaurus nessuno ha avuto un impatto sui sistemi ospedalieri nonostante una maggiore circolazione virale".

Cosa succede nel suo reparto?

"Da 10 giorni siamo Covid free, è una settimana che non abbiamo neanche più un paziente col tampone positivo. Mi pare che sia un dato significativo. Voglio aggiungere che il vecchio concetto dei reparti Covid è ormai superato. È sbagliato mettere pazienti che hanno problematiche diverse in un'area dedicata solo perché sono positivi al tampone. Se uno ha un infarto ed ha tampone positivo deve andare in cardiologia. Nei contenitori Covid i medici si trovano per altro in grande difficoltà perché devono curare cose diverse rispetto a quelle in cui sono specializzati. Hanno funzionato in un certo momento ma non sono la soluzione. Mi auguro che da adesso non esisteranno più".

A breve arriverà il nuovo vaccino bivalente. Cosa può dirci a riguardo? 

"Il nuovo vaccino, che è già disponibile, si chiama bivalente perché all'interno c'è un pezzo del virus originale e un pezzo del virus nuovo che sarebbe Omicron. I dati ci dicono che non solo funziona bene nei confronti del virus originale e di Omicron 1, ma copre anche Omicron 5, che è quello  che sarà contenuto nel vaccino Pfizer che arriverà in Italia tra 3 o 4 settimane.

Se io fossi una persona fragile, con meno di 65 anni ma con un problema di salute importante, oppure se avessi più di 65 anni non aspetterei l'arrivo del nuovo vaccino. Il vaccino di oggi dimostra di dare una sensibilizzazione anche nei confronti di Omicron 5. Quello che sta passando come concetto è che si deve aspettare l'arrivo del vaccino nuovo. Se si è parte di una categoria a rischio conviene andare a vaccinarsi ora, in modo tale che se questo virus dovesse rialzare la testa dalla metà di ottobre in poi, come è successo negli anni passati, si potranno avere anticorpi sufficienti per potersi difendere dalle forme aggressive della malattia. Sarebbe un errore aspettare".

Per il resto della popolazione?

"Rimane il concetto che tutti gli altri, quelli a cui era indirizzato il Green pass, per intenderci, che hanno meno di 65 anni e non hanno problemi di salute oggi, possono anche aspettare. Non c'è urgenza. L'errore sarebbe se noi oggi allargassimo a tutti la quarta dose. Noi dobbiamo usare tutte le risorse che abbiamo per andare a coprire le persone più fragili.

È evidente che nessuno deve più parlare di obblighi, la situazione oggi è profondamente diversa da quella del 2021″.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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