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Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Cos’è questa storia del verbale scritto a mano nel 2014 su Garlasco poi sparito: c’entra il DNA di Alberto Stasi

Un verbale manoscritto datato l’11 settembre 2014, secondo la difesa di Alberto Stasi, avrebbe potuto già smentito 11 anni fa la presenza del DNA del condannato sulle unghie di Chiara Poggi. Ma è solo ora agli atti. A Fanpage.it il consulente della famiglia Poggi ha spiegato cosa era successo in quella riunione e smentisce i legali di Stasi. Ecco quello che è successo.
A cura di Giorgia Venturini
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Un verbale manoscritto datato l’11 settembre 2014 sul lavoro della perizia super partes durante processo ad Alberto Stasi.
Un verbale manoscritto datato l’11 settembre 2014 sul lavoro della perizia super partes durante processo ad Alberto Stasi.
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Un verbale manoscritto datato l'11 settembre 2014 è al centro ora di un dibattito tra le parti di Garlasco. Partiamo dalle cose certe: si tratta di appunti presi durante la riunione tra il perito super partes del 2014 Francesco De Stefano, i suoi collaboratori e i genetisti e avvocati che allora si occuparono del delitto di Garlasco. Questo appunto è stato depositato per la prima volta nell'ultimissima perizia super partes da Denise Albani ,chiamata a eseguire le analisi sull'incidente probatorio. Ma cosa c'è scritto su quell'appunto?

Si legge che avrebbero constatato la presenza di due cromosomi Y comparabili tra di loro sulle unghie delle vittime su una mano e un altro Y diverso su un'altra mano.

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Per la difesa di Alberto Stasi, sentita da Fanpage.it, si tratta di qualcosa di gravissimo perché il verbale ufficiale di quella riunione (così come questi appunti scritti a mano) non era presente tra gli allegati della perizia del 2014. E perché alla fine non si parlò più di comparazione ma di materiale non pulito e chiaro. Per la difesa dell'unico condannato questo manoscritto sarebbe potuto essere utile durante il processo, insomma sarebbe stato usato in tutte le sedi. Perché quel cromosoma Y "comparabile" per la difesa di Alberto Stasi vuol dire che era comparabile già con un DNA e che quindi già nel 2014 sarebbe stato potuto escludere il materiale genetico di Alberto Stasi. Cosa che invece la certezza è arrivata solo ora.

Fanpage.it ha chiamato il professore De Stefano che però ha preferito non commentare. A spiegare a Fanpage.it di cosa si tratta è il genetista delle famiglia Poggi, Marzio Capra, ovvero uno dei presenti di quella riunione dell'11 settembre 2014: ha sostenuto che quel "comparabile" è riferito ai due cromosomi Y trovati sulla stessa mano, ovvero quei due sono comparabili tra di loro. In quella riunione si decise poi come procedere nei lavori dei giorni successivi: non era stato fatto nulla e quindi non si sapeva ancora se si sarebbe proceduto con una possibile comparazione con un DNA.

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Ma perché è uscito ora questo appunto?

Lo scorso settembre la perita Denise Albani sarebbe andata a Genova per prendere dall'ex perito De Stefano alcuni dati grezzi della perizia del 2014 e utili a questa attuale. E proprio visionando gli atti la dottoressa Albani avrebbe recuperato nel capoluogo ligure questi fogli manoscritti: si tratta di appunti di una riunione peritale, ovvero non si tratta di un verbale giuridico con tanto di firme tra i presenti.

A Fanpage.it qualche mese fa il professore De Stefano ha fatto riferimento al cromosoma Y. Aveva spiegato così il suo lavoro: "Il dna presente in tutto il tessuto ungueale di Chiara Poggi che abbiamo analizzato era riferibile alla vittima. Era talmente tanta la sproporzione tra il dna di Chiara Poggi e il dna maschile che anche i test – fatti insieme con tutti i dna – erano risultati negativi per la presenza di dna maschile. Solo quando abbiamo provato a fare un'analisi che si rivolgesse al cromosoma Y abbiamo avuto qualche risultato. Sia chiaro, non un risultato completo per tutti i marcatori".

Precisando che "come si fa in questi casi, abbiamo fatto una seconda prova e abbiamo ottenuto dei risultati complessi perché c'era la presenza di più di un dna maschile, ovvero almeno due. C'erano due marcatori in punti dove in teoria deve esserci un solo cromosoma Y. Quindi abbiamo dato fondo a quello che esisteva della traccia estratta e fatto una terza prova".

Alla fine le sue conclusioni erano state: "Per alcuni marcatori, ma non più di tre o quattro, abbiamo ottenuto risultati che confermavano solo in parte i risultati ottenuti prima, ma per altri marcatori abbiamo ottenuto risultati ancora diversi. A questo punto non me la sono sentita di fare una interpretazione perché avrei dovuto scegliere un risultato rispetto a un altro. E non avevo in mano nessuna carta così importante da giustificare di aver scelto un risultato piuttosto di un altro. Applicando quel buon senso, che bisogna applicare quando c'è in gioco il futuro delle persone, ho detto che non me la sono sentita di dare un'interpretazione perché i risultati erano troppo variabili".

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