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18 Agosto 2021
19:06

Cos’è la Sharia e perché non può essere paragonata alla legge dei Talebani in Afghanistan

I talebani hanno detto di voler applicare in Afghanistan la Sharia, permettendo alle donne di continuare la loro vita “nei limiti dell’Islam”. Definire la Sharia un insieme di norme da applicare nel contesto giuridico e penale è sbagliato: si tratta infatti di precetti che un buon credente dovrebbe seguire (come ad esempio il digiuno per il Ramadan, l’astenersi dall’alcol o il rifiuto verso la carne di maiale). Asserire che l’applicazione di punizioni corporali o la repressione della figura femminile vadano di pari passo con la fede islamica significa sottolineare l’idea che il testo sacro non possa essere interpretato.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Quando i talebani hanno riconquistato Kabul hanno detto di "non voler imporre limitazioni alle donne nei limiti della Sharia". Al centro delle preoccupazioni della comunità internazionale resta la sorte della popolazione femminile, dei credenti di altre fedi, dei laici e degli attivisti per i diritti umani. Il nuovo Emirato, infatti, ha annunciato di voler operare nella cornice della Sharia, definita anche dagli stessi talebani come "legge islamica". La definizione è ovviamente inesatta: questo tipo di cornice prevista dai fondamentalisti nulla ha a che fare con i precetti della religione islamica. Si ispira a frasi del libro sacro e racconti della vita del profeta Maometto (la Sunna), interpretandole alla lettera per stabilire un "codice di condotta". Su questa base, i talebani creano un sistema di leggi.

Il Corano, così come i testi sacri validi per altre religioni, è stato redatto in contesti culturali e politici diversi da quelli di oggi. Non esiste infatti un singolo documento pubblicato con il nome di Sharia, pertanto non riguarda un corpus di leggi codificato o sancito in un preciso momento storico. Sarebbe infatti un riferimento a leggi morali (quindi non scritte) da seguire per i credenti. Alla Sharia dovrebbero ispirarsi anche i giuristi musulmani per elaborare leggi e disposizioni, ma questo non significa che si tratti di un vero codice penale da seguire per essere "un bravo credente" o che il Corano preveda l'applicazione di tali precetti nella vita dello Stato. I giuristi (ossia i fuqawa) dovrebbero essere in grado di interpretare la Sharia ed estrarre da qui le norme. Questa, quindi, ha in realtà una dimensione soprattutto astratta, idealistica e di indirizzo. Dire che la Sharia preveda un codice di provvedimenti penali da seguire per definirsi credenti è come dire che la legge dello Stato italiano deve ispirarsi ai precetti del vangelo, per esempio.

Cos'è la Sharia e l'interpretazione storica del Corano

Sharia vuol dire "strada battuta verso l'acqua" e pertanto può essere in larga parte sconosciuta ai mortali. La maggioranza dei musulmani non è contraria alla Sharia, intesa come precetto per un buon credente, ma è contraria alla lapidazione o alla fustigazione, per esempio. Un buon musulmano praticante si astiene dall'alcol, non mangia carne di maiale o digiuna in previsione del Ramadan: tutte norme che si inseriscono in pieno nella Sharia. L'interpretazione di qualunque norma che riguardi la fede è ovviamente ampia e personale: è difficile incontrare un cristiano che si dica contrario alla legge sulle unioni civili perché contraria al vangelo.

Definire la Sharia come legge islamica che prevede l'applicazione di pene corporali significa insistere sull'impossibilità di interpretare un testo che è storicamente determinato (come tutti quelli alla base delle altre fedi). Questo porta a svilire invece i principi universali che prescindono dal contesto storico in favore del dogmatismo.

Le diverse interpretazioni

L'interpretazione della Sharia, in quanto norme per un buon credente e non testo scritto, cambia seguendo i diversi rami della religione. "Un sunnita interpreta la Sharia diversamente da uno sciita e così via – spiega Jan Nawazi, afghano di fede islamica in Italia -. L'interpretazione è principalmente fornita dagli Imam. Sono loro a diffondere dei precetti come più o meno giusti basandosi su interpretazioni del tutto personali. La cosa è assimilabile per esempio all'idea che il Papa possa diffondere come giusta un'interpretazione del testo sacro. Lui è la massima autorità per il cristianesimo e predica concetti che non per forza i suoi fedeli conoscono alla lettera. Così l'imam. Ovviamente questo può portare a errori dell'interpretazione e alla diffusione di credenze sbagliate".

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