Dopo i primi casi, individuati in Germania, Belgio, Grecia e Svizzera, la cosiddetta variante indiana – denominata B.1.617 – è stata isolata anche in Italia: i primi due casi sono stati diagnosticati a Bassano del Grappa in due cittadini provenienti proprio dal paese asiatico, padre e figlia. Come ha dichiarato il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia i due "sono in isolamento fiduciario a casa. La conferma è giunta dall'Istituto Zooprofilattico del Veneto. I tamponi sono stati processati oggi. Stiamo gestendo la questione senza allarmismi. La variante comunque c'è, ci è stata comunicata, ma vogliamo affrontare la situazione evitando ansie". Oltre all'uomo e alla ragazza – ha aggiunto Zaia – "altri due pazienti sono in fase di valutazione per la variante indiana, ma non risiedono a Bassano".

Stop ai voli dall'India: si può tornare in Italia solo con tampone e obbligo di quarantena

Nel tentativo di arginare la diffusione della variante indiana il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato nei giorni scorsi "una nuova ordinanza che vieta l'ingresso in Italia a chi negli ultimi 14 giorni è stato in India. I residenti in Italia potranno rientrare con tampone in partenza e all'arrivo e con obbligo di quarantena. Chiunque sia stato in India negli ultimi 14 giorni e si trovi già nel nostro Paese è tenuto a sottoporsi a tampone contattando i dipartimenti di prevenzione", ha fatto sapere, aggiungendo che "i nostri scienziati sono al lavoro per studiare la nuova variante indiana. Non possiamo abbassare la guardia. Venerdì è stato il giorno record per casi a livello mondiale con 893.000 positivi di cui 346.000 proprio in India".

Crisanti: "Se la variante indiana è in Veneto è ampiamente diffusa anche altrove"

Sebbene siano ufficialmente solo due i casi di variante indiana confermati in Italia per il professor Andrea Crisanti non ci sono dubbi: "Se è stata trovata in Veneto, vuol dire che è già ampiamente diffusa anche altrove". Per lo scienziato la mutazione B.1.617 rappresenta "una minaccia sia alle riaperture, per le quali è già un problema la variante inglese, ma sono una minaccia anche al programma di vaccinazione. Vanno monitorate e noi ancora non abbiamo la capacità per farlo. Quella indiana – prosegue Crisanti – sembra una variante che ha un'elevata capacità di trasmissione e, sulla base delle mutazioni che la caratterizzano, potrebbe avere anche una certa resistenza al vaccino".