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Coronavirus
21 Febbraio 2020
16:53

Gli operai della Unilever dove lavora il 38enne contagiato dal Coronavirus: “Abbiamo paura”

Sono ore di incertezza e timore nella sede della Unilever di Casalpusterlengo, l’azienda dove lavora il 38enne ricoverato in gravi condizioni a Codogno perché colpito da Coronavirus. Un centinaio di dipendenti si sta sottoponendo ai tamponi per verificare eventuali casi di contagio. “Ho paura, mio figlio mi dice ‘non andare, stai a casa’, io non so cosa fare”, ha raccontato a Fanpage.it un operaio, rappresentante Rsu. Molti lavoratori questa mattina sono arrivati ai cancelli senza informazioni: “Non ci ha avvisati nessuno”.
A cura di Simone Gorla
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"Ho paura di entrare perché ho famiglia. Lui lavora proprio qui. Ora decideremo se entrare. Non ci ha avvisati nessuno". Sono ore di paura nella sede della Unilever di Casalpusterlengo dove lavora il 38enne ricoverato in gravi condizioni a Codogno perché colpito da Coronavirus. In azienda un centinaio di dipendenti si sta sottoponendo ai tamponi per verificare eventuali casi di contagio. Sono tutti residenti nella bassa lodigiana tra Codogno, Castiglione D'Adda e Casalpusterlengo. "Ho paura, mio figlio mi dice ‘non andare, stai a casa', io non so cosa dire", afferma Giorgio Spagna, rappresentante Rsu, intervistato da Fanpage.it.

Paura alla Unilever, la ditta dove lavorava il 38enne contagiato

"Siamo in ballo da questa notte. Stamattina il tavolo di crisi del ministero ci ha detto che erano in arrivo le indicazioni", ha spiegato un lavoratore ai microfoni di Fanpage.it. Il 38enne malato lavorava nel laboratorio di ricerca e il contatto con gli operai avveniva soprattutto in mensa, che oggi è stata chiusa. "L'avrò visto l'ultima volta tre mesi fa", spiega un dipendente. "In azienda c'è preoccupazione. Scoprire di colpo una cosa così non è bello. Il collega malato? Lo conosciamo di vista. Sta qua, gioca a calcetto, è nel gruppo podistico, ha fatto un corso in croce rossa la settimana scorsa", sono le parole di un altro dipendente. Molti sono ancora confusi, chiedono di restare anonimi. "Protezioni? E quali dovrei usare. Non siamo a stretto contatto. Lui lavorava negli uffici, per me non cambia niente, ma mi dispiace per lui", dice un operaio.

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