Mentre in Italia cresce la psicosi dopo l'aumento dei casi di contagio da Coronavirus, gli esperti sono alle prese con la ricerca dell'evoluzione del focolaio della diffusione del nuovo virus nel nostro Paese. Come riporta Repubblica, tutto sarebbe iniziato a Codogno, uno dei paesi della zona rossa lombarda, dove già a metà gennaio si sarebbero verificati alcuni casi di polmoniti anomale tra la popolazione. Sarebbe questa la conclusione a cui sarebbe giunta la task force di epidemiologi, ricercatori, forze dell’ordine e inquirenti al lavoro a Milano. Grazie alla genetica, poche conferme separano ormai gli scienziati anche dalla ricostruzione del nesso tra "il principale epicentro dell’epidemia", individuato tra i dieci Comuni isolati nel Basso Lodigiano, e quello definito "secondario" di Vo’ Euganeo, in provincia di Padova.

Oltre a rimanere incerta ancora una volta l’individuazione del "paziente zero", comincerebbe a vacillare anche l'ipotesi che il 38enne ricoverato una settimana fa a Codogno sia il cosiddetto "paziente 1". L'uomo ha diffuso il Covid-19 nell’ospedale del primo ricovero e tra coloro che ha frequentato per giorni una volta infetto. Fino al 20 febbraio, giorno in cui il primo caso è stato accertato grazie all’intuizione di una anestesista, nessun italiano privo di rapporti anche indiretti con la Cina era risultato positivo ai test. Tuttavia, dopo l’esplosione dell’emergenza tra Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo, i medici hanno ricollegato tra loro decine di pazienti, non solo anziani, che da metà gennaio "sono stati colpiti da strane polmoniti, febbri altissime e sindromi influenzali associate a inspiegabili complicanze".

Dunque, nel Lodigiano già a metà gennaio c'era stato un boom di febbri ed polmoniti, che molti avevano collegato all'influenza stagionale. A conferma di ciò, sempre Repubblica riporta le parole di Alberto Gandolfi, medico di base in quarantena a Codogno con vari assistiti infetti. "Eravamo tutti convinti – dice lo specialista – che quelle polmoniti fossero favorite da freddo e assenza di pioggia. Rivelate dalle lastre, sono state curate con i consueti antibiotici". Ma ora il quadro è cambiato e potrebbe emergere un'altra verità. "Tra giovedì 20 e lunedì 24 febbraio — spiega uno dei ricercatori — siamo improvvisamente passati da zero a oltre 200 casi di Coronavirus tra 50mila persone di un unico territorio. Effetto di tamponi fatti a tappeto, ma una simile accelerazione non ha precedenti nemmeno in Cina e non trova riscontri nei tempi d’incubazione del Covid-19". Per questo nelle ultime ore viene retrodatata la diffusione del contagio nel Lodigiano, con il "paziente 1" che in realtà potrebbe non essere tale. Si aspettano, tuttavia, conferme.