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Covid 19
17 Marzo 2020
08:48

Il picco dei contagi potrebbe arrivare domenica: ma ci attendono mesi di restrizioni

Potrebbe arrivare già domenica 22 marzo il picco dei contagi da coronavirus: secondo gli esperti infatti la curva dopo la quale è attesa una graduale diminuzione potrebbe giungere già al termine delle due settimane dall’inizio dell’applicazione delle misure restrittive. Le norme sono state seguire seriamente in questo periodo e se gli italiani continuano a farlo si potrebbe continuare con questo andamento positivo. “Questa però è solo una battaglia e ce ne saranno altre da vincere”, spiegano gli esperti.
A cura di Chiara Ammendola
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I contagi da coronavirus in Italia aumentano ormai da giorni, con una crescita esponenziale che sembra però stia rallentando, merito forse proprio delle misure restrittive applicate dal governo. Per questo secondo gli esperti il tanto atteso picco dei contagi che starebbe a significare l'inizio di una successiva discesa nei numeri potrebbe arrivare prima del previsto, ovvero domenica 22 marzo. Gli italiani infatti stanno rispettando le norme restrittive imposte nel decreto lo scorso 8 marzo in Lombardia e l'11 in tutta Italia e se dovessimo continuare a farlo in maniera tanto il picco potrebbe arrivare prima del previsto aiutando così non solo gli stessi cittadini ma l'intero sistema sanitario.

Vespignani: Questa è solo una battaglia che stiamo provando a vincere

A spiegarlo tra gli altri è Alessandro Vespignani, fisico e informatico del Network Science Institute di Boston, che ha spiegato: "La curva dei contagi in Italia a breve dovrebbe scendere. Le misure aggressive e drammatiche che il Paese ha intrapreso tendono a distruggere il tessuto connettivo e sociale in cui il virus si propaga. Lo abbiamo visto in Cina". Vespignani ha anche chiarito un secondo punto che è quello relativo al periodo successivo al picco che non segna la vittoria nei confronti del coronavirus ma solo un miglioramento dell'attuale situazione in Italia: "Questa è solo una battaglia che stiamo provando a vincere, ne verranno delle altre e i costi economici saranno enormi". Le nostre vite sono dunque destinate a cambiare, ancora, e per molti mesi: "Bisogna avere pazienza – ha spiegato il fisico del Science Institute – se limitiamo il contagio, possiamo combatterlo meglio e arriverà il vaccino". Le cure farmacologiche potrebbero infatti giungere entro sei mesi, per quanto riguarda il vaccino invece i tempi si dilatano e potrebbe essere necessario più di un anno: intanto la soluzione per contenere sta nel tenere il virus sotto controllo, mappando le zone nelle quali sono presenti più casi e tracciando i percorsi del virus nei casi di positività. Continuare a mantenere in atto le misure restrittive e soprattutto rispettarle è l'unico modo per far sì che il virus non si muova da persona in persona.

La percentuale di contagio deve diminuire per far regredire l'epidemia

Intanto si attendono le due settimane dall'inizio dell'applicazione delle misure restrittive iniziate l'8 marzo per la Lombardia e l'11 per il resto d'Italia, quando arriverà il cosiddetto parametro R0. Di tratta, tecnicamente di un numero di riproduzione di base che misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva: secondo quanto emerso dai dati analizzati finora infatti la trasmissione del virus è da 1 a 2,5, ovvero ogni persona, in una popolazione mai venuta a contatto con il patogeno, contagia tra le due e le tre persone. Quando il parametro R0 scende sotto 1 significa che l'epidemia comincia a regredire. Il virologo Roberto Burioni è scettico sulle date: "È impossibile davvero sapere quando accadrà. In teoria, se le misure di contenimento hanno funzionato, il loro effetto sarebbe tra 15 giorni. Ma immaginiamo che il reale picco dei contagi sia stato ieri: ce ne accorgeremmo solo tra 10-15 giorni perché il periodo di incubazione va da 2 a 11 giorni, con una media di 5-6 giorni. Ma quando è stata fatta la diagnosi? Non lo sappiamo".

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