Dopo Bologna e Mondragone, in provincia di Caserta, preoccupano due nuovi focolai di Coronavirus in Val d'Ossola, in Piemonte, entrambi riconducibili al mondo del frontalierato. Si tratta al momento di 13 persone risultate positive dopo essere venute in contatto con due lavoratori frontalieri: uno che lavora in Canton Vallese, l'altro in Canton Ticino. L'Asl ha confermato i contagi, aggiungendo che "il nostro sforzo è di allargare le indagini ed essere attenti a tutte le frequentazioni, soprattutto sui luoghi di lavoro da dove sono partiti i contagi". Per circoscrivere i due focolai – i lavoratori abitano in due comuni dell'Ossola – si stanno eseguendo numerosi tamponi sia sui famigliari sia sulle persone venute in contatto con i frontalieri.

La notizia arriva nel giorno in cui anche in altre zone d'Italia sono stati segnalati nuovi focolai di Coronavirus, che testimoniano il fatto che l'emergenza è tutt'altro che finita. Lo sa bene il virologo Fabrizio Pregliasco, dell'Università di Milano, secondo il quale "proprio i focolai come quello alla Bartolini di Bologna o a Mondragone inquietano: dobbiamo essere rapidi a individuare e spegnere gli incendi", sottolineando all'AdnKronos "come in questi casi sia emersa finora una buona efficienza e la capacità di rilevare e contenere i focolai. Ma, dai e dai, il rischio che il virus sfugga c'è. Se i numeri di oggi mostrano che le cose procedono bene, non dobbiamo fare l'errore di pensare che sia già tutto finito. Il virus c'è ancora, dunque il mio invito è quello di essere ottimisti ma prudenti. Continuiamo a comportarci con attenzione e buonsenso, anche perché le indagini ci dicono che anche in una zona fortemente colpita, come Bergamo, solo il 21% è entrato in contatto con il virus. Manteniamo, dunque, una vigile attenzione", conclude, precisando che è ancora troppo presto per "gettare la mascherina alle ortiche".