"La curva dei casi diagnosticati va verso il plateau, il dato ci dice che le misure stanno funzionando, ma dobbiamo ancora iniziare la discesa e la discesa si comincia continuando ad applicarle” così nei giorni scorsi il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha confermato che in Italia si è raggiunto il picco dei contagi da coronavirus e che ora si va verso una situazione di sostanziale stabilità dei casi fino al fatidico momento della discesa. Il plateau, letteralmente l’altopiano, a cui fanno rifermento in questi giorni gli esperti, si riferisce al piano che assume la curva dei contagi dopo l’impennata iniziale e prima di scendere. Si tratta di una fase comune a tutte le epidemie durante la quale, come sottolineato a più riprese tutti gli esperti, è necessario mantenere tutte le misure di emergenza già previste per arrivare quanto prima alla discesa e per evitare un nuovo possibile picco di casi. Per un certo periodo di tempo il dato resta sostanzialmente stabile oscillando di poco vero l’alto o il basso.

Quanto dura il plateau

La domanda che si fanno tutti è quanto durerà questa fase ma la risposta è estremamente difficile soprattutto in una situazione come questa dove l’emergenza sanitaria è prioritaria e si combatte un virus finora sconosciuto. “Su questo non c'è una grande letteratura. Stiamo ipotizzando scenari che non sono stati percorsi prima da Paesi con modelli di governo come il nostro. Dovremo vedere quando e con quale velocità calerà la curva prima di poter ragionare su quali misure restrittive sia possibile allentare" ha spiegato lo stesso Brusaferro.

Contagi da coronavirus in Italia diviso in tre macro aree

Del resto in Italia al momento i casi totali di contagi da covid-19 continuano ad aumentare anche se l'aumento è più piccolo ogni giorno che passa. La situazione italiana inoltre è fondamentale influenzata da quella della Lombardia, che resta la regione più colpita, ma le altre regioni del sud in realtà sono più indietro come impatto del covind-19 quindi il cosiddetto plateu probabilmente resterà tale ancora a lungo. "Nei prossimi giorni la curva potrebbe avere ancora una coda allungata proprio per effetto di nuovi casi in altre aree e regioni" ha spiegato l'epidemiologo dell'Università di Pisa Pierluigi Lopalco.

Secondo l’analisi dell’Iss, il Paese è diviso in tre aree: un’area a più alta circolazione nel Nord, delle aree a circolazione intermedia e altre regioni con un numero contenuto di casi che possiamo definire a circolazione limitata.

L’indice del contagio vicino a 1 ma dobbiamo scendere a 0,5

Solo quando il plateau inizierà a trasformarsi in una curva discendente sarà possibile passare alla fase 2. In Cina ad esempio le stringenti misure di contenimento son state mantenute anche durante la fase di discesa dei casi e allentate solo quando si è arrivati al sostanziale azzeramento dei nuovi contagi. Del resto in Italia il cosiddetto R con zero, l’indice del contagio per ogni singola persone, si sta avvicinando all'uno “ma dobbiamo arrivare sotto quel valore per non vivere perennemente in emergenza” ha sottolineato Brusaferro, ricordando: “Dobbiamo mantenere questo indice intorno allo 0,5, con misure efficaci mentre per raggiungere il valore zero contagi ci vorranno mesi". Per il presidente dell’Iss “Le scelte che dovranno essere prese presuppongono che dobbiamo evitare che la curva risalga o porti a una situazione di non controllo dell’epidemia, oggi è difficile immaginare un azzeramento in tempi brevi”.