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Chi era il boss mafioso Nitto Santapaola: condannato anche per la stage di Capaci e l’omicidio di Pippo Fava

Il boss Nitto Santapaola è morto a 87 anni al 41 bis, era stato condannato per diversi omicidi tra cui quello di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Fava. Ecco chi era il più importante boss di Catania amico di Totò Riina.
A cura di Giorgia Venturini
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Nel Catanese a gestire gli affari di Cosa Nostra era la famiglia Santapaola. Per molti questo non è un cognome sconosciuto: il boss Nitto Santapaola ha stretto mani a imprenditori, politici e prefetti. Non tutte persone colluse con la mafia ma di certo chi era Nitto Santapaola in città era cosa risaputa. Ieri 2 marzo il boss catanese è morto a 87 anni, nel reparto di medicina penitenziaria dell'ospedale San Paolo di Milano, istituito per le cure dei detenuti del Nord Italia, tra cui quelli che si trovano a Opera. Da 33 anni era al 41 bis. Per i medici è morto di vecchiaia e diabete, ma verrà eseguita l'autopsia sul corpo. Data la storia criminale del boss, il medico legale eviterà possibili dubbi relativi alle cause del decesso. Ma chi era Nitto Santapaola? Perché scontava più ergastoli e perché era uno degli uomini più importanti di Cosa Nostra tanto da risiedere tra i vertici della Cupola?

Per gli altri mafiosi Nitto Santapaola era soprannominato il "cacciatore". A Catania era diventato un famoso imprenditore: inaugurava concessionarie di auto con questore, prefetto, arcivescovo e amministratori pubblici. Nei suoi affari poté trovare il sostegno anche per legami di parentela con la famiglia mafiosa Ercolano. Le rivalità tra varie cosche sul territorio si accesero all'inizio degli anni '80 quando la Sicilia fu al centro della seconda guerra di mafia: a Catania si contarono centinaia di omicidi e il collaboratore di giustizia Giuseppe Pulvirenti ne attribuì molti a Nitto Santapaola.

Ma il "cacciatore" passerà alla storia criminale soprattutto per la sua alleanza con i Corleonesi e quindi per il suo coinvolgimento nel periodo stragista di Cosa Nostra. Nitto Santapaola è stato condannato all'ergastolo per la strage di Capaci del 23 maggio 1992 quando persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Ma anche per la strage di via d'Amelio quando il 19 luglio dello stesso anno vennero uccisi Paolo Borsellino e gli uomini e le donne della scorta. E ancora: è tra i responsabili della morte dell'ispettore di polizia Giovanni Lizzio a Catania ed è stato riconosciuto come mandante per l'omicidio del giornalista Giuseppe Fava, ucciso il 5 gennaio 1984. Fava aveva svelato i legami tra mafia e classe dirigente nel Catanese: venne assassinato davanti al Teatro Verga perché aveva smascherato i "cavalieri dell’apocalisse" protetti dal boss Santapaola. Sono solo alcuni degli omicidi attribuiti al "cacciatore". Non si pentì e non collaborò mai con la giustizia. Ora è morto e si è portato con sé i segreti delle stragi.

Nitto Santapaola fu arrestato il 18 maggio del 1993, l'anno dopo le stragi di Capaci e via d'Amelio e pochi mesi dopo l'arresto di Totò Riina. Il nucleo di polizia coordinato da tre grandi investigatori, Gianni De Gennaro, Antonio Manganelli e Alessandro Pansa lo trovò in un casolare vicino a Caltagirone. Con lui c'era la moglie Carmela Minniti: la donna nella sua vita non lo ha mai abbandonato ma ha sempre cercato di tenere lontani i loro figli dal mondo criminale del marito. Lei non finì in carcere, ma venne uccisa a casa sua il primo settembre del 1995 dal ‘pentito' Giuseppe Ferone. Era un ex affiliato al clan Ferlito-Pillera e agì per vendetta: perse il padre e il figlio in un omicidio e colpevolizzava Santapaola per non aver fermato i sicari.

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