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Che strano, dopo il referendum sulla giustizia della famiglia nel bosco non ne parla più nessuno

Fino a un’ora prima del referendum della giustizia, la vicenda dei coniugi Trevallion e dei loro tre figli era un caso nazionale. Un minuto dopo il voto, nessuno se n’è più interessato. Storia di una vergognosa strumentalizzazione.
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Ricordate la famiglia nel bosco?

Sembra una vita, ma ne parlavano tutti, prima del referendum sulla giustizia. Matteo Salvini, vicepremier, si "vergognava dello Stato", e doveva trasferirsi a Palmoli, in Abruzzo. Ignazio La Russa, presidente del Senato, seconda carica dello Stato, doveva incontrarli. Il ministro della giustizia Carlo Nordio doveva mandare gli ispettori. Persino Giorgia Meloni dichiarava su di loro che era "senza parole" a ogni “intervista” che concedeva alla Stampa per promuovere la sua riforma della giustizia, come se la loro vicenda centrasse qualcosa sulla separazione delle carriere.

Poi si è votato e puff, improvvisamente è calato un silenzio assordante su tutta la vicenda.

Nessuno dichiara più. Nessuno si indigna più. Nessuno si vergogna ed è senza parole. Nessuno manda gli ispettori. Nessuno si trasferisce più. Nessuno vuole più cambiare le regole sull’affidamento dei minori.

Improvvisamente ci sono cose molto più serie di cui occuparsi, dalla guerra in Iran all’impennata dei prezzi di gas e petrolio. Cose che c’erano anche prima del referendum, eh. Ma allora, la priorità della politica era il destino di tre bambini e la character assassination di una giudice che aveva fatto semplicemente il suo lavoro.

Per la cronaca, e poi possiamo far scendere sulla vicenda tutto l’oblio dell’universo: i bambini sono "sereni e integrati" nella casa famiglia di Vasto in cui vivono ormai da qualche settimana: studiano, incontrano altri minori come loro, hanno ricominciato a vedere i genitori, con cui è stato fissato un calendario di incontri e presto si potrebbe discutere di un possibile raffinamento, almeno a uno dei due genitori.

Non solo: è già pronta una casa nuova per coniugi Trevallion, messa a disposizione del comune e dotata di ogni servizio igienico e sanitario necessario. A quanto si dice, i due coniugi non si sono ancora trasferiti, ma si può supporre che, anche qui, possano scendere a più miti consigli, a riflettori spenti.

Letta così, è semplicemente una brutta storia come tante ne accadono, purtroppo, nel nostro Paese. E sembra assurdo che questa storia, solo pochi giorni fa, sia diventata un caso nazionale, mentre nel mondo succedeva di tutto.

Eccoci al dunque, quindi: perché quel che è avvenuto è una vergognosa strumentalizzazione di tre bambini, messi sotto i riflettori per attaccare la magistratura nell’imminenza di un referendum, e dei loro genitori, spinti dal sostegno politico di altissime cariche statali a contrapporsi frontalmente ai servizi sociali e al tribunale dei minori.

Una strumentalizzazione a cui si sono prestati giornali e media asserviti a quella stessa parte politica, e che è stata pagata da una giudice, Cecilia Angrisani, che ha subito una vera e propria gogna social e mediatica, è stata messa sotto scorta ed è stata trasferita altrove, a Perugia, semplicemente per aver fatto il suo lavoro.

Ecco: ora abbiamo problemi peggiori di cui occuparci.  Ma ancora qualche minuto per riflettere su quanto sia stato orrendo tutto questo, per evitare di cascarci di nuovo, forse varrebbe la pena prenderseli.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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