"Vi prego, fatemi lavorare per non impazzire". È questa la richiesta che arriva da Massimo Bossetti all'indomani della condanna all'ergastolo confermata dalla Corte di Cassazione per l'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra scomparsa nel novembre del 2010 e ritrovata cadavere tre mesi più tardi in un  campo a Chignolo d'Isola, nel Bergamasco. Secondo quanto riferito dalla trasmissione di Rete 4 "Quarto Grado", il muratore 46enne di Mapello, già condannato in primo e secondo grado, avrebbe trascorso la notte insonne e a piangere anche e soprattutto per le urla e gli insulti giunti dagli altri detenuti, al termine della quale avrebbe espresso un desiderio: "Vorrei essere trasferito in un penitenziario dove poter lavorare. Per non impazzire chiedo di poter essere utile, di lavorare. Oggi non ho più nulla, mi resta il pensiero dei miei figli e della mia famiglia".

Sempre secondo quanto riferito dalla trasmissione televisiva, l'uomo avrebbe anche incontrato il cappellano del carcere di Bergamo e la moglie. Dall'interno del penitenziario pare si siano udite urla di altri detenuti, che gridavano "giustizia", mentre alcune immagini hanno mostrato un oggetto prendere fuoco in uno degli ambienti della struttura detentiva. per Bossetti, dunque, è arrivata la sentenza definitiva di condanna: è lui l'assassino di Yara Gambirasio. Il pronunciamento della suprema corte mette la parola fine su uno dei casi di cronaca più gravi degli ultimi anni. La pg della Cassazione Mariella de Masellis nella requisitoria ha avuto parole dure nei confronti dell'uomo: “Non ha avuto un moto di pietà e ha lasciato morire Yara da sola in quel campo”. Ha spiegato che le indagini sono state ben condotte, a differenza di quanto asserito dalla difesa, che avrebbe invece voluto ripetere la perizia.