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1 Agosto 2022
20:52

Caso Mario Biondo, il giudice smonta la tesi del suicidio: venne ucciso, non si impiccò

Il 30 maggio del 2013 Mario Biondo non si tolse la vita nella sua casa di Madrid: quella del suicidio fu una messa in scena. L’italiano molto probabilmente venne ucciso.
A cura di Davide Falcioni
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Mario Biondo (Facebook)
Mario Biondo (Facebook)

Il 30 maggio del 2013 Mario Biondo non si tolse la vita nella sua casa di Madrid: quella del suicidio fu una messa in scena per tentare di depistare le indagini e nascondere le vere cause della morte. Biondo, infatti, venne ucciso.

È la conclusione alla quale è arrivato il Gip di Palermo Nicola Aiello, nelle motivazioni sull'archiviazione dell’inchiesta riguardante la morte del cameraman palermitano. Secondo il giudice il lungo tempo trascorso e le non approfondite indagini condotte dalla polizia spagnola rendono oggi impossibile trovare un colpevole: da qui la decisione di archiviare il caso.

"Finalmente abbiamo dato dignità a Mario. Mio figlio non si è ucciso, non ha fatto uso di droga né è morto durante un gioco erotico. Non sappiamo tutto, ma almeno gli abbiamo dato dignità", ha commentato Santina Biondo, madre del ragazzo, annunciando che si rivolgerà alla Farnesina per chiedere la riapertura del caso e denuncia le carenze delle indagini svolte in Spagna dopo il ritrovamento del corpo del figlio. "Hanno voluto coprire l’omicidio", dice.

Il giudice Aiello, infatti, ipotizza esplicitamente la tesi dell’omicidio, traendo elementi dal fascicolo del pubblico ministero, che a suo avviso smentiscono la tesi suicidiaria e lasciano pensare che Biondo venne assassinato e in seguito collocato in una posizione atta a simulare un suicidio: venne stato trovato impiccato alla libreria con una pashmina legata al collo. La famiglia del cameraman – sposato con una la giornalista e conduttrice televisiva spagnola, Raquel Sanchez Silva – si batte da anni per avere la verità.

Per il gip, gli investigatori spagnoli che per primi svolsero le indagini (solo in un secondo momento il caso fu aperto dai pm di Palermo che fecero anche alcune rogatorie internazionali), "al momento del ritrovamento del cadavere avrebbero dovuto svolgere attività investigative" che tuttavia non fecero, "e che dato il tempo trascorso non avrebbero potuto essere svolte dalle autorità giudiziarie italiane". Aiello ravvede "innumerevoli contraddizioni contenute nelle deposizioni rese dalla vedova che, ad avviso del giudicante, avrebbero dovuto indurre gli inquirenti spagnoli a predisporre un immediato servizio di intercettazioni telefoniche e ambientali".

Il Gip sottolinea che l’ematoma nella zona temporale sinistra del cranio è, a suo avviso, "incompatibile con una dinamica suicidaria eziologicamente collegabile al decesso del Biondo". Dopo due richieste di archiviazione della Procura di Palermo, che dispose anche la riesumazione del cadavere del ragazzo, l'indagine è stata avocata dalla Procura generale che, dopo aver svolto alcune indagini, ne ha comunque chiesto l’archiviazione.

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