Ciro Grillo (foto Instagram)
in foto: Ciro Grillo (foto Instagram)

Il racconto di Ciro Grillo e dei suoi amici il giorno dopo dà l'idea esatta della percezione avuta di quella nottata dai quattro ragazzi. Un'esperienza divertente e da ricordare per loro, un incubo da dimenticare per lei. La ragazza che ha denunciato la violenza sessuale di gruppo viene trattata come un trofeo nei messaggi che i quattro scambiano con altri amici rimasti a Genova. "È stato forte", oppure "tre contro uno", e ancora "poi ti dico frà, so' stanchissimo". E a chi chiede come fosse la presunta vittima di stupro, viene risposto "mah, niente di che". Questo è il tono dei messaggi nelle chat dei quattro protagonisti di quella nottata, fino ad arrivare al giorno in cui lei trova il coraggio di parlare di quanto è successo: "Ho paura che quella ci ha denunciato".

I messaggi tra Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia e i loro amici, pubblicati oggi da alcuni giornali – tra cui Repubblica e Corriere – emergono dalle carte della Procura. Nei mesi scorsi sono stati inseriti nel fascicolo dell'indagine proprio i messaggi tra i ragazzi, gli screenshot e le chat sui social. E proprio su uno di quei messaggi si discute – per l'ennesima volta – sull'interpretazione della nottata: "All'inizio sembrava che non volesse…", scrive a un certo punto uno dei quattro. Per l'accusa è la prova che la ragazza non fosse consenziente prima di bere la vodka, per le difese, invece, indica il fatto che lei avrebbe cambiato idea durante la nottata.

Tra pochi giorni verranno scritte le richieste di rinvio a giudizio, con l'accusa di violenza sessuale aggravata dall'uso degli alcolici per tutti. Il video e le foto delle ragazze non sarebbero state condivise dai quattro, altrimenti sarebbe scattato anche il reato di revenge porn. I telefonini sono stati sequestrati il 29 agosto del 2019, il giorno del compleanno di Corsiglia, quando i ragazzi si sono resi conto definitivamente che quella nottata non era terminata nella villa al mare. Da lì le indagini si sono arricchite delle chat e dei messaggi nei gruppi, come quelli che scambiavano con il gruppo privato "Official Mostri" su Instagram, poi rimosso, di cui facevano parte i quattro. Il motto era "vivere sempre e comunque da mostro".