Il Sud Italia ora rischia più del Nord. A dirlo, in un'intervista rilasciata oggi al quotidiano ‘La Stampa', è il medico e presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta: "Il contagio è diffuso e il Sud è meno organizzato, infatti il lockdown servì a proteggerlo".

L'esperto spiega però perché in Italia è impossibile un nuovo lockdown nazionale: "Lo ritengo impossibile perché si fa quando gli ospedali vanno in crisi. Tutti si sono organizzati e c'è grande attenzione ai contagi. Può succedere invece che qualche focolaio sfugga di mani e necessiti di mini lockdown, che vanno dal condominio alla provincia. Li hanno già fatti alla Garbatella a Roma e al centro migranti di Treviso".

Secondo il medico, nonostante in questo momento in Israele si sia già stabilito un nuovo lockdown, e sebbene gli Stati Uniti stiano andando in questa direzione, in Italia "ci troviamo in una nuova fase dell'epidemia, non confrontabile con la prima. La prevedibile risalita della curva non va confusa con l'improvvisa esplosione del contagio di marzo-aprile. È difficile che si torni ai 4500 casi al giorno di allora, ma potremmo arrivare a numeri che costringano a mini lockdown".

Sulla risalita della curva epidemiologica potrebbe però influire la riapertura delle scuole, previste per tutti il 14 settembre, anche se alcune Regioni hanno optato per uno slittamento al 24 settembre, dopo le elezioni regionali e dopo il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, previsti il 20 e 21 settembre. La ripresa dell'anno scolastico in presenza è secondo l'esperto "la grande incognita, ma tutti gli assembramenti sono dannosi. È fondamentale tenere chiusi stadi, discoteche e così via. Nell'ultima settimana, passata l'euforia estiva, la curva dei contagi cresce meno rapidamente, ma bisogna vedere cosa accadrà in autunno".

Fino al vaccino, è il monito finale di Cartabellotta, "miglioramenti e ricadute dipenderanno dai comportamenti di tutti e da fattori stagionali: al chiuso e al freddo il virus ha più margini di manovra. Al Nord non è stato contagiato neanche il 10% della popolazione e al Sud meno: senza precauzioni ci sarebbero delle praterie".