I Carabinieri di Bologna hanno eseguito due arresti per droga in un condominio che un anno fa fu il teatro dell'episodio riguardante la "citofonata" di Matteo Salvini che chiedeva se nel palazzo vi fosse uno spacciatore, un ragazzino all'epoca minorenne. A finire nei guai sono stati i genitori del ragazzo, estraneo comunque ai fatti: il padre e la madre, rispettivamente di 59 e 58 anni. Sono accusati di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I due, secondo l'accusa, avrebbero avuto anche soldi falsi ed armi.

Il caso della citofonata fece molto discutere negli ultimi giorni della campagna elettorale per le Regionali in Emilia-Romagna, soprattutto perché il ragazzo ingiustamente accusato era minorenne. Nella giornata di ieri 26 gennaio 2021, le forze dell'ordine hanno perquisito l'appartamento della coppia e sono stati trovati 13 grammi di cocaina, 170 grammi di marijuana e 384 grammi di hashish oltre che un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. I militari avrebbero anche trovato il caricatore di una pistola semiautomatica calibro 380 Acp con sei proiettili, uno storditore elettrico e 925 euro autentici oltre che 340 euro in banconote contraffatte. La donna è attualmente ai domiciliari mentre suo marito è in caserma, in attesa dell'udienza di convalida.

La perquisizione sarebbe avvenuta al termine del pedinamento di un 39enne che si aggirava nella zona dell'abitazione in macchina ma a passo d'uomo. Dopo essere sceso dall'auto, avrebbe citofonato al portone del palazzo. Sarebbe entrato per poi uscire appena dieci minuti dopo. Quando le forze dell'ordine si sono avvicinate per un controllo antidroga, si sarebbe mostrato nervoso e poi ha ammesso di essere in possesso di cocaina. A quel punto i miliari sono entrati nell'appartamento dove si era recato poco prima il 39enne.

La citofonata di Matteo Salvini

Seguendo le indicazioni di una residente della zona, il leader della Lega Matteo Salvini aveva citofonato a casa di alcune persone nella periferia di Bologna ritenute "presunti spacciatori". Ne aveva fatto i nomi in diretta Facebook e mostrando il palazzo in cui vivono. Dopo aver suonato al citofono, aveva chiesto "questo è lo spacciatore?". Quando un uomo gli aveva risposto, Salvini aveva iniziato chiedendo di entrare in casa poiché era stata segnalata un'attività illecita, a dispetto della privacy delle persone chiamate.