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Bimbo di 15 mesi muore dopo ingestione di cocaina. L’avvocato della madre: “Non ne fa uso, pronta anche ai test”

Il piccolo Romyr Tonio, 15 mesi, è morto a Vasto lo scorso agosto. Ora la madre è indagata e il suo avvocato spiega a Fanpage.it: “Vicenda non conclusa, sono solo le indagini preliminari. La posizione della madre verrà archiviata”. Possibile il coinvolgimento di terzi.
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Lo scorso agosto il piccolo Romyr Tonio, di 15 mesi, è morto all'ospedale di Vasto in circostanza non chiare. La mamma, una 30enne di origine rumena, aveva chiamato i soccorsi perché il bimbo mentre dormiva nella sua culla aveva smesso improvvisamente di respirare. Inutile la corsa del personale del 118, il bimbo è morto il 10 agosto.

Per accertare le cause di quel decesso all'apparenza inspiegabile è stata avviata un'indagine che, sei mesi dopo, vede indagata proprio la madre per omicidio colposo e false dichiarazioni al pubblico ministero.

L'autopsia ha escluso ogni forma di violenza, mentre le indagini tossicologiche avrebbero accertato la presenza di cocaina nell'organismo del piccolo. Che sia però un'overdose la causa del decesso è tutt'altro che scontato secondo l'avvocato della donna, Alessandro Cerella, che a Fanpage.it spiega: "La mamma dopo la tragedia di aver perso il figlio si è sentita chiamare omicida, ma ci sono molti aspetti di questa vicenda ancora da chiarire". Aspetti che verranno approfonditi durante l'interrogatorio della prossima settimana davanti agli inquirenti.

L’avvocato Alessandro Cerella
L’avvocato Alessandro Cerella

Il primo punto problematico, per il legale riguarderebbe proprio i passati incontri della donna con il pm, al quale secondo l'accusa avrebbe fornito false informazioni. "Tutte le dichiarazioni rese all'autorità giudiziaria sono nulle, perché inizialmente era stata sentita come persona informata sui fatti. Che fosse indagata lo abbiamo saputo solo giovedì 19 febbraio, quando ha smesso di essere considerata persona offesa".

Al centro della questione, e delle dichiarazioni, c'è la presenza di cocaina in casa. Proprio la sostanza sarebbe stata ingerita accidentalmente dal bimbo in una dose letale: "La presenza di tracce di cocaina nell'organismo non vuol dire di per sé morte per cocaina – chiarisce il legale – Inoltre, la mia assistita non fa uso di sostanze e si è resa disponibile a effettuare test in tal senso".

La presenza della droga in casa però sarebbe cosa nota a chi indaga. Tra le ipotesi sul tavolo c'è anche la presenza di altre persone presenti nell'abitazione che la donna, non sposata, condivideva con il bimbo. Sul possibile coinvolgimento di terzi l'avvocato mantiene il riserbo con il "no comment" ma aggiunge: "La madre è estranea a quello che è successo, la situazione è diversa da come è stata definita sino ad oggi sui giornali".

Ora, in questa fase di indagini preliminari, la Procura di Vasto dovrà accertare il nesso tra la condotta negligente della madre con la morte del bambino, e l'avvocato Cerella si dice fiducioso: "E' possibile l'archiviazione per la posizione della madre".

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