Bimbi del bosco, la nonna e la zia vorrebbero l’affidamento: “Si sono ammalati, non saranno più come prima”

Sono arrivate in Italia la nonna e la zia dei tre bambini cresciuti nei boschi di Chieti e poi portati in casa famiglia. Pauline e Rachel Birmingham hanno incontrato i tre nipoti nella casa famiglia di Vasto, li hanno abbracciati e ascoltati, poi si sono dette preoccupate. Dopo qualche ora di giochi con i bimbi, hanno raccontato di averli visti turbati. "Si sono ammalati, non saranno più quelli di prima" hanno affermato.
Sono arrivate 2 giorni fa da Melbourne ed erano intenzionate, con l'aiuto dell'ambasciata italiana, a chiedere l'affidamento dei tre minori ai nonni, che vivono in Australia. Giunte in Italia però, l'idea si sarebbe affievolita: Nathan Trevallion, marito di Catherine e papà dei piccoli, vorrebbe continuare a vivere in Italia, nei boschi di Palmoli. Tecnicamente poi l'affidamento ai nonni non è possibile, perché bisognerebbe attendere il percorso di valutazione iniziato dal Tribunale e poi i parenti dovrebbero dimostrare di discostarsi dai comportamenti della coppia anglo-australiana.
Per Nathan e Catherine c'è stata la seconda perizia proprio ieri per la verifica delle attitudini genitoriali. I due si sono recati nello studio della psichiatra Simona Ceccoli e vi sono rimasti per oltre tre ore. La psicologa della difesa, Martina Aiello, ha sottolineato che in queste fasi si sta procedendo alla "ricostruzione della vita di una famiglia" e che al momento non ci sono stati test individuali. I genitori sono comunque determinati a fare qualsiasi cosa per riabbracciare i figli.
Mentre la collaborazione con l'Asl sembra proficua e allo stesso modo viene descritta dalle relazioni finora rilasciate dalla struttura, appare diverso il rapporto tra la casa famiglia e più in generale gli assistenti sociali e la mamma dei tre bambini, Catherine Birmingham, che dal 20 novembre vive nella casa famiglia dove si trovano i minori, seppure in locali separati. La donna avrebbe infatti mostrato più di una volta la sua contrarietà ai metodi utilizzati nella struttura. Secondo gli educatori, il suo atteggiamento influenzerebbe negativamente i minori.