Antonio Menegon, dalla scomparsa il 3 gennaio alla chiamata ai Carabinieri e il ritrovamento: cosa è successo

"Sono felicissimo e molto sollevato. L'ho chiamato ma aveva il telefono staccato, immagino che gli staranno tutti addosso e non voglio stressarlo anche io. Mi basta sapere che sta bene", a parlare è Gianantonio Sottile, l'amico che Menegon aveva chiamato poco prima di sparire nel nulla per tre settimane. Ora finalmente Menegon è tornato a casa e il sollievo è palpabile, ma restano aperte ancora tante domande che forse non troveranno una risposta dato che, come apprende Fanpage.it da fonti qualificate, il caso è considerato ufficialmente chiuso.
Menegon, ingegnere vicentino di 78 anni, è conosciuto per la sua battaglia contro gli autovelox non a norma, compito che svolgeva in qualità di perito per diverse Procure in tutta Italia. Proprio a questo lavoro aveva attribuito le intimidazioni subite nell'ultimo anno come l'incendio doloso della sua auto e la sparizione di alcuni file dal pc all'interno del capannone di Rosà che usava come ufficio. Episodi che sono stati denunciati pubblicamente dall'uomo, e che avevano fatto temere il peggio quando la sparizione si è verificata pochi giorni prima di una nuova testimonianza.
Menegon avrebbe dovuto presentarsi nell'ambito di un procedimento in corso sugli autovelox di Cosenza. Secondo le indagini svolte dalla Procura, gran parte dei dispositivi di controllo della velocità non sarebbe stato omologato, e questo avrebbe portato a un massiccio sequestro in tutta la provincia. In qualità di esperto, Menegon è stato incaricato di realizzare una perizia e dare la propria testimonianza durante l'udienza dell'8 gennaio davanti al Tribunale di Cosenza.
Dagli stralci di quel documento pubblicati sui social dall'amico e collaboratore Gianantonio Sottile, con il quale Menegon lavorava dal 2023, emerge un duro quadro d'accusa nei confronti di diverse aziende che sarebbero legate a vario titolo agli autovelox non omologati. L'ingegnere, nelle sue pagine più dure, denuncia "attività non da azienda, ma criminale". E ancora: "Una associazione strutturata per attuare un numero indeterminato di reati, che investe i cospicui proventi per infiltrarsi in gangli sempre più estesi della PA".
La sparizione denunciata il 3 gennaio, però, ha impedito all'uomo di testimoniare, e l'udienza è stata rinviata a marzo.
Alla luce delle confidenze fattegli dall'amico, e del lavoro svolto, Sottile, fin dal primo momento aveva escluso l'allontanamento volontario, eppure proprio di questo si sarebbe trattato secondo i Carabinieri che lo hanno ritrovato, anzi, da cui Menegon si è fatto trovare. Nonostante le ricerche in corso da tre settimane, infatti, il 78enne è riuscito a fare perdere le proprie tracce.
La sera del 26 gennaio è stato l'uomo a chiamare il centralino dell'Arma, riferendo di trovarsi all’interno di un bar del Comune di Sandrigo, nella provincia di Vicenza. I militari si sono quindi recati sul posto, nella frazione di Ancignano, dove lo hanno trovato "in buone condizioni". Secondo le dichiarazioni rese ai militari, si è trattato di un allontanamento volontario, e l'uomo ha negato "qualsiasi forma di costrizione da parte di terzi".
Il caso quindi è chiuso. Fanpage.it apprende da fonti qualificate che le indagini sulla sparizione non proseguiranno dato che Menegon avrebbe deciso di allontanarsi da tutti allo scopo di "stare un po' di tempo da solo". La scelta di sparire per tre settimane senza avvisare amici e familiari, sarebbe nata quindi liberamente.