Mancano pochissimi giorni alla riapertura delle scuole in Italia dopo lo stop di sei mesi causato dal lockdown per contenere l'epidemia da Coronavirus. Eppure, tanti sono ancora i dubbi di genitori e insegnanti sulle misura di sicurezza da applicare a casa e in classe per evitare la trasmissione di Covid-19 in aula. Ciò è vero anche e soprattutto per gli alunni della scuola d'infanzia e delle elementari, che dovranno vedersela con una serie di novità che riguardano mascherine, distanziamento, scuolabus e mensa. Per fare chiarezza su come sarà il ritorno in classe dei più piccoli, Fanpage.it ha intervistato Rino Agostiniani, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria e Direttore dell’area Pediatria e Neonatologia della Asl Toscana Centro (Firenze).

Dott. Agostiniani, quali sono i rischi che corrono i bambini tornando in classe?

"Se dobbiamo parlare di rischi per la salute personale dei bambini, io direi che sono davvero trascurabili, perché abbiamo visto, con numeri alti nel mondo, che i più piccoli in linea di massima si ammalano poco e di forme lievi. I genitori possono stare tranquilli. Ovviamente, c'è il rischio che introducendo un nuovo elemento di maggiore socializzazione rispetto a quelli già introdotti negli ultimi mesi ci possa una maggiore circolazione del virus che, come abbiamo visto, nella nostra popolazione, continua ad esserci. Per quanto riguarda gli insegnanti, è chiaro che cambiando la fascia d'età ci possa essere anche un pericolo più personale, ma se si adottano le misure di prevenzione che conosciamo, e cioè uso della mascherina, distanziamento e lavaggio frequente delle mani, anche questo è un rischio che può essere gestito e contenuto".

Cosa devono fare i genitori prima di mandare i figli a scuola? Quali gli eventuali campanelli d'allarme?

"Su questo aspetto, da pediatra, posso dire che i genitori, soprattutto le mamme, hanno una estrema capacità di comprendere come sta il loro figlio. Trovo un po' sterili le polemiche sui decimi di febbre, se 37,1 o 37,5. La temperatura è solo uno dei componenti, e neanche il più importante, che può far comprendere il benessere del bambino. Dunque, se il genitore ha la percezione che il piccolo non stia bene, indipendentemente dall'avere qualche decimo in più di febbre e basandosi su quelle condizioni generali che ben conosce e che è abituato a considerare, è preferibile tenerlo a casa. Ma se è in buone condizioni deve andare a scuola perché non dimentichiamoci che veniamo da un lungo periodo di mancanza di relazioni con i pari che per i minori è un fattore di rischio per la crescita". 

Cosa fare se il malessere si manifesta in classe?

"Se il malessere si manifesta a scuola ci sono raccomandazioni rese note nella seconda metà di agosto dall'Iss e dal Ministero della Salute che indicano i percorsi da seguire. In questo caso, è previsto che ci sia una modalità di transitorio isolamento del bambino in un ambiente dedicato con un adulto, che con gli adeguati dispositivi di prevenzione lo accudisce. Vengono poi avvertiti i genitori che devono contattare il pediatra di fiducia per poi stabilire quale sarà l'iter successivo. Ma posso già dire che faremo fatica a contenere il numero di bambini che verrà sottoposto a test/tampone. Io confido molto che ci possa essere un miglioramento e una maggiore diffusione dei test rapidi, perché quelli che abitualmente facciamo richiedono tempi lunghi, pur essendo molto accurati, e se io rifletto sul numero di volte che i bambini mediamente si ammalano nel periodo invernale penso che la nostra organizzazione faticherà a reggere se non modifichiamo la modalità dell'utilizzo dei test". 

Mascherina si o no? Quando va indossata anche dai più piccoli?

"Prima di tutto, mi lasci dire che la mascherina non fa male. Chi lo pensa dice una sciocchezza. Il miglior strumento di prevenzione è il distanziamento di un metro dall'altra persona. Nelle situazioni nelle quali non è possibile rispettare questa indicazione è opportuno l'utilizzo della mascherina, la quale, si ricordi, è uno strumento di protezione per gli altri, non di se stesso. In una realtà scolastica, nel momento in cui è seduti al banco, non è necessario tenere sempre la mascherina. Quando non è evitabile essere distanti, va indossata. Se ci sono problemi e risvolti pedagogici nei bambini? È chiaro che si preferisce vedere in faccia con chi si parla, ma bisogna anche analizzare il costo beneficio delle singole situazioni. Il fatto che sia in corso una pandemia da Coronavirus non è una scelta, ma è una cosa che ci è capitata e abbiamo degli strumenti per contenerla che dobbiamo necessariamente applicare". 

Quali le indicazioni sulla mensa scolastica?

"Non c'è nessuna controindicazione. Il virus non si trasmette con gli alimenti. La fase di preparazione e quella di distribuzione del cibo sono sì delicate, ma vanno semplicemente rispettate le regole che già ci sono nel settore. Ciò che invece le scuole devono fare è organizzare gli ambienti in cui il pasto viene consumato, separando magari gli ingressi dalle uscite e scaglionando le presenze, ma per il resto si può essere tranquilli". 

È sicuro, per i più piccoli, spostarsi con lo scuolabus?

"Situazioni a rischio zero non ce ne sono, soprattutto quando c'è un'accentuazione della socialità. Col trasporto si è cercato di fare in modo di ridurre le presenze sui mezzi. In questa particolare situazione c'è la raccomandazione di tenere sempre la mascherina quando non è possibile rispettare il distanziamento. Ciò vale per anche per i bambini al di sopra dei 6 anni d'età. Questo limite non è stato messo perché il dispositivo fa o non fa male, ma perché è difficile imporre una misura simile a soggetti così giovani. Poi se il singolo bambino accetta questa modalità di prevenzione della malattia, che la indossi tranquillamente, senza che ciò rappresenti per lui un evento traumatico". 

Nei giorni scorsi si è parlato dell'obbligatorietà o meno del vaccino anti-influenzale per gli studenti. Cosa ne pensa?

"Il vaccino anti-influenzale è un'ottima arma per difendersi dall'influenza ma non incide sulla circolazione del Coronavirus. Tuttavia, un recente studio ha dimostrato che le persone che hanno fatto negli ultimi anni dei vaccini tendono ad ammalarsi meno di Covid-19, molto probabilmente perché quello stimolo che viene dato alla memoria immunitaria rende il sistema più brillante nel difendersi. Io credo che alcuni virus influenzali siano molto aggressivi e per certe categorie ancora più pericolosi di Sars-CoV-2. Non credo sia utile al momento una strategia di obbligatorietà per gli studenti, quanto piuttosto una sensibilizzazione ad un incremento del vaccino per la categorie più a rischio, come ad esempio i bambini con patologie croniche, diabete ed asma, che già da anni rientrano nelle raccomandazioni del Ministero. Penso che coprire queste categorie sia importante, anche perché potrebbe capitare che una persona prenda in contemporanea i due virus. E allora non augurerei di dover combattere insieme virus dell'influenza e Coronavirus".