L'Italia è pronta a valutare l’avvio di una pianificazione per il ritiro del proprio contingente militare ancora dislocato in Afghanistan. Lo rendono noto fonti della Difesa, spiegando che è stato lo stesso Ministro Elisabetta Trenta a dare "disposizioni al Comando operativo di vertice interforze (Coi) di valutare l'avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano" dal Paese. La notizia arriva a poche ore dall'annuncio della bozza di intesa sulla pace raggiunta tra la delegazione degli Stati Uniti e rappresentanti dei talebani. Come ha spiegato l'inviato degli Stati Uniti per l'Afghanistan, Zalmay Khalilzad in un'intervista al New York Times, infatti, gli estremisti hanno promesso di impegnarsi affinché  l'Afghanistan "non diventi una piattaforma per gruppi terroristici internazionali" come l'Isis o al Qaeda. In cambio gli americani si sono impegnati a ritirare gradualmente le proprie truppe dal Paese di pari passo con l'avanzata di un altro negoziato: quello tra gli stessi talebani e il governo centrale di Kabul.

"Abbiamo una bozza che deve essere arricchita prima che diventi un accordo", ha detto l'inviato americano" ha spiegato il rappresentante statunitense dopo sei giorni di colloqui a Doha, in Qatar, aggiungendo: "I talebani si sono impegnati, con nostra soddisfazione, a fare ciò che è necessario per impedire che l'Afghanistan diventi una piattaforma per gruppi terroristici internazionali". La bozza di intesa  potrebbe essere il preludio alla fine di una guerra che in due decenni è costata la vita di decine di migliaia di persone e quindi al ritiro completo delle truppe occidentali nel Paese comprese quelle italiane. Da qui probabilmente la richiesta del Ministro Trenta allo Stato maggiore di avviare la preparazione di un piano per il ritiro delle truppe italiane che , stando alle indiscrezioni, dovrebbe considerare un arco temporale di circa dodici mesi ,

La bozza di intesa Usa Talebani però al momento non sembra sia stata ben accolta dallo stesso governo afghano che ha lamentato l'esclusione dai negoziati in Qatar, che ora proseguiranno a febbraio . "Vogliamo la pace, la vogliamo rapidamente, ma con un piano. Non dobbiamo dimenticare che le vittime di questa guerra sono gli afghani e il processo di pace deve essere a guida afghana" ha sottolineato infatti in una dichiarazione anche il presidente dell'Afghanistan, Ashraf Ghani, invitando i talebani ad avviare "colloqui seri con il governo".

Contingente italiano in Afghanistan

Attualmente, secondo i dati dello stesso ministero, il contingente italiano in Afghanistan è composto da 950 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei che operano nell’ambito della missione internazionale della Nato denominata "resolute support", iniziata il primo gennaio 2015 dopo la conclusone della precedente missione Isaf.  Si tratta di un piccolo contingente usato principalmente per l’addestramento delle nuove forze armate afghane. La maggior degli uomini è dislocata ad Herat, nella parte occidentale del paese, e solo un piccolissima parte nella capitale Kabul dove vi è il comando dell'operazione internazionale.

Plaude all'iniziativa del ministro Trenta il M5S, la Lega frena

“La decisione del ministero della Difesa Elisabetta Trenta di affidare al Comitato operativo di vertice interforze la pianificazione per il ritiro del nostro contingente in Afghanistan è molto positiva”, è quanto fanno sapere in una nota i parlamentari del M5s nelle commissioni Esteri al Senato e alla Camera dei deputati. “La pianificazione dovrebbe coprire circa 12 mesi. In questo modo si potrà analizzare la posizione dell'Italia nell'orizzonte più ampio delle varie missioni internazionali in cui il nostro Paese è impegnato”, si legge ancora. “Facciamo quel che serve per riportare pace e stabilità. Al momento nessuna decisione è stata presa ma solo una valutazione da parte del ministro per competenza”, così invece fonti della Lega hanno commentato la stessa notizia. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, da parte sua, ha risposto a una domanda sull'annuncio della Difesa affermando di non saperne nulla. “Non appena torno a Roma – ha aggiunto il titolare della Farnesina in visita a Gerusalemme – o non appena dovessi sentire il ministro Trenta, ne riparleremo”.