Polveri lunari, buche gravitazionali e materia oscura: questo e molto altro è al centro della mostra “Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein” inaugurata lo scorso 2 dicembre al MAXXI di Roma. A cento anni esatti dalla pubblicazione della teoria della relatività, arte e scienza si uniscono per un percorso unico attraverso i misteri dell’universo: dal cannocchiale di Galileo alla sonda Cassini, passando per Marcel Duchamp e Tomàs Saraceno.

L’esposizione, curata da Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano e Andrea Zanini , resterà aperta presso gli spazi del MAXXI fino al 29 aprile 2018. Grazie all’inedita collaborazione fra il MAXXI, l’Agenzia Spaziale italiana e l’Istituto nazionale di fisica nucleare è stato possibile allestire una mostra completa e dettagliata in ogni suo aspetto, con l’obiettivo di indagare non soltanto gli sviluppi tecnologici succedutisi in un secolo, ma anche il proficuo rapporto fra scienza e arte. Ecco perché accanto al cannocchiale di Galileo o allo Specchio di Virgo troviamo, in mostra, opere di Marcel Duchamp e David Weiss: fisica e creatività non sono mai state così vicine.

Oltre alla mostra il MAXXI ha organizzato una serie di appuntamenti con scienziati e filosofi, come il direttore generale del Cern Fabiola Gianotti, il filosofo Roberto Casati e, per l’occasione, con Samantha Cristoforetti. Durante la settimana nel museo sono presenti, inoltre, dei mediatori scientifici, per informazioni e approfondimenti.

I misteri dell’universo, con Duchamp

Oltre all’affascinante modello della sonda Cassini sospesa nella hall del museo è possibile ammirare moltissime opere a cavallo fra arte e innovazione tecnica, come l’installazione “Aeroke” di Tomàs Saraceno: due palloni aerostatici specchianti che captano suoni impercettibili nell’atmosfera. Oltre a Saraceno sono presenti opere di Allora&Calzadilla, Laurent Grasso, Peter Fischli e David Weiss.

La prima delle tre sezioni dell’esposizione è dedicata allo “Spaziotempo”: in questa prima parte è presente un’installazione di Marchel Duchamp dal titolo “3 Stoppages étalon”, in cui l’artista crea la sua personale unità di misura facendosi guidare dal caso. Si prosegue con “The Way Things Go” di Peter Fischli e con “163,000 Light Years”, un video in cui il cielo stellato si mostra in tutta la sua bellezza.

La seconda sezione, “Crisi”, presenta installazioni interattive e la possibilità di compiere dei veri e propri viaggi nel modello einsteiniano, attraverso esperimenti e video. La terza parte, “Confini”, espone un’opera di Laurent Grasso, “The Horn Perspective”, per concludere questo viaggio nella scienza con una riflessione fondamentale sul confine fra realtà e finzione, tra percezione reale e suggestioni artistiche.