Ha inviato messaggi a raffica al suo ragazzo suggerendogli di uccidersi. Ora Michelle Carter è stata condannata a 15 mesi. Secondo i giudici dell’Alta Corte del Massachusetts, la 22enne americana avrebbe spinto Conrad Roy III a porre fine alla sua vita, diventando più insistente quando il ragazzo titubava. Il giorno della sua morte, gli disse: "Continui a pensarlo, a dire che lo farai ma poi non agisci. Sarà sempre così se non ti muovi. Il momento è giusto e tu sei pronto – fallo e basta”. E in un altro messaggio: "Finalmente sarai felice in paradiso. Nessun altra sofferenza. Va bene avere paura ed è normale. Voglio dire, stai per morire”. Nonostante la condanna in primo grado, il giudice ha permesso alla 22enne di restare libera mentre faceva appello alla corte statale. Ma la scorsa settimana è arrivata la sentenza di secondo grado. Il suo team di legali intende portare la causa di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti. I suoi avvocati hanno detto in tribunale che non ha precedenti penali, non ha cercato di fuggire e ha ricevuto un trattamento di salute mentale.

La Carter aveva diciassette anni quando Roy, 18 anni, si tolse la vita a Fairhaven, una città sulla costa meridionale del Massachusetts a luglio il 2014. Prima di suicidarsi, il ragazzo avrebbe provato a tirarsi indietro prima che la giovane gli dicesse di continuare a provare. Secondo il giudice Scott Kafker ha detto la Carter aveva il dovere di chiamare la polizia o la famiglia di Roy, ma invece l’ha ascoltato al telefono mentre moriva: "Dopo averlo convinto a tornare nell’auto pieno di monossido di carbonio, non ha fatto assolutamente nulla per aiutarlo”. Gli avvocati della ragazzo hanno detto che non c'erano prove che Roy sarebbe sopravvissuto se Carter avesse chiesto aiuto.