La parola deadbot si sta riempendo di tanti significati. Di base parliamo di un chatbot che impersona un’essere umano. Può avere livelli diversi di complessità ma di base funziona un po’ come Character AI, la piattaforma dove si può parlare con chatbot che impersonano figure storiche o di fantasia. L’intelligenza artificiale studia un po’ di testi, analizza le foto e poi inizia a rispondere in un modo che può sembrare più o meno posticcio. I deadbot fanno la stessa cosa, solo che al centro dell’operazione ci sono le persone appena scomparse. È un mercato che sta nascendo, non è ancora così facile trovare in Italia dei servizi in Italia che siano di facile accesso. Nell’ultimo episodio di Abisso abbiamo parlato con Gaia, una ragazza che si è trovata davanti a un deabot creato direttamente da suo padre. L'episodio completo si chiama “Mio padre ha creato un deadbot da lasciarmi prima di morire. Ci ho parlato per mesi”: la storia di Gaia.
Stiamo parlando comunque di tecnologie sofisticate. C’è però uno spazio da cui si può iniziare a capire quale potrebbe essere l’impatto dei deadbot se tutti potessero accedere agilmente a questi algoritmi. È uno spazio, o meglio una serie di spazi, che troviamo su Facebook. Negli ultimi anni si sono moltiplicati sulla piattaforma i gruppi dedicati alla fotografia amatoriale. Sono gruppi da migliaia di iscritti, magari originariamente nati davvero per lo scopo indicato. Da quando l’intelligenza artificiale è arrivata nei nostri smartphone però questi gruppi hanno iniziato a trasformarsi in una sorta di pronto intervento per chi ha poca dimestichezza con la modifica delle immagini. Soprattutto quelle dei morti.
File 01 | I post
Animazioni Memorabili è un gruppo Facebook da circa 70.000 membri. È stato creato un anno fa e solo nell’ultimo mese ha visto pubblicati sulla su bacheca oltre 500 post. La dinamica è sempre la stessa. Un utente arriva nel gruppo, chiede di modificare o animare una fotografia. Spesso si tratta di defunti. Viene chiesto di trasformare la foto di un nonno in un’animazione dove saluta felice. Viene chiesto di unire in un’unica cornice le foto di due persone, magari che vivono lontane. Viene chiesto di ritrarre un animale che oltrepassa il ponte dell’arcobaleno, una metafora molto usata sui social per dire che ci ha lasciato. Nei commenti ci sono utenti che effettivamente rispondono alle richieste. Animano foto, creano fotomontaggi, montano piccoli video. Tutto generato dall’intelligenza artificiale. Sono utenti che con buona probabilità hanno un po’ di dimestichezza con queste app o semplicemente hanno scelto di acquistare la loro versione a pagamento.
Vorrei tanto un abbraccio da mio marito che non c'è più. Grazie di cuore
Buongiorno chiedo gentilmente se può animare questa foto di mia mamma che non c'è più
Per favore sarebbe possibile animate la foto dove ci guardiamo in faccia e poi ci abbracciamo. Grazie che dio vi benedica
A volte le richieste sono ancora più dettagliate. Viene chiarito anche quali accessori devono avere in mano le persone ritratte.
Buonasera gruppo, voi che siete bravi, vorrei chiedervi per cortesia se riuscite a mettere come sfondo un azzurro cielo e magari se potete farli abbracciare. Sono i miei genitori volati in cielo, la mia mamma è mancata quindici giorni fà ha raggiunto il mio papà che è mancato nel periodo del Covid. Questa foto è del giorno del loro cinquantesimo anniversario. Al mio papà piaceva suonare la chitarra e il violino, adesso che sono insieme immagino che lui suona e gli dedica una canzone. Grazie mille a chi vorrà aiutarmi a realizzare il mio sogno. Grazie mille
I risultati sono molto simili. Nella maggior parte dei casi si tratta di sequenze plasticose, animazioni con i bordi sfumati tipiche dell’intelligenza artificiale. Tutto è ovattato da colori pastello: un effetto stucchevole spesso accompagnato da musiche di stock fornite direttamente dalle app.
File 02 | I commenti
Le reazioni a questi post sono la parte più interessante. Raramente una richiesta cade nel vuoto, di solito ogni post riesce ad accumulare un largo numero di commenti. E soprattutto portare a casa il risultato richiesto. Quelli che lavorano però sono pochi. I numeri dei commenti dove vengono postate immagini o video sono ridotti e spesso gli utenti che si occupano effettivamente di produrre i materiali richiesti sono sempre gli stessi. Tutti gli altri partecipano al lutto. Si complimentano con il risultato dell’animazione, inviano abbracci digitali, scrivono a ripetizione RIP. Pubblicano cuori o emoji. Un funerale digitale, come se fosse tutto un rito collettivo.
Ecco se la domanda è così alta ora, dove il massimo che si può fare è creare un’animazione discutibile, pensate quanto aumenterà quando i deadbot diventeranno facili da creare e mantenere. È l’inizio di un era in cui dopo ogni morte naturale arriva una nascita digitale.