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È passato un anno dalla morte in diretta di Jean Pormanove: una maratona di violenza da 280 ore su Kick

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Il 18 agosto 2025 lo streamer francese Jean Pormanove è morto in live su Kick, dopo una diretta durata 280 ore. A un anno di distanza il tribunale di Nizza ha condannato gli streamer che erano in live con lui e che avevano organizzato quei giorni riempiendo le giornate di Pormanove di violenze.

“Con un format di due settimane ho guadagnato 120.000 dollari”. Il video è stato pubblicato all'inizio di agosto. Simone Buratti, classe 2001, è conosciuto dal pubblico come Grenbaud. È uno streamer, anche se qualche volta ha provato ad avventurarsi nel mondo della musica. Nel 2023 è arrivato tra gli 8 finalisti di Sanremo Giovani. La sua fama però è legata principalmente a Twitch, la piattaforma di Amazon dedicata ai contenuti in streaming. A partire dal 2021 Grenbaud si è ritagliato uno spazio simile a un talk show. Gli ospiti erano soprattutto piccole celebrity di TikTok, un mondo che stava appena nascendo in Italia e che ancora non era stato intercettato da altri canali. La clip che abbiamo citato all’inizio fa riferimento ai guadagni su Kick, una piattaforma di streaming fondata nel 2022 che sta cercando di fare concorrenza a Twitch. Kick non è molto diffusa in Italia e appunto per questo sta cercando di stringere accordi anche con streamer italiani. Grenbaud è uno dei più importanti con cui l'operazione è riuscita. Per adesso non si è spostato in modo definitivo: giusto un accordo di qualche settimana. Ma è un primo passo.

A livello grafico le differenze tra Kick e Twitch non sono molte. Cambia qualcosa nelle impostazioni ma la sostanza è la stessa. Una volta entrati nella piattaforma ci sono centinaia di canali che trasmettono i loro contenuti in diretta. Si può scegliere in base al tipo di contenuto o all’autore. Sotto ogni video trasmesso in diretta è possibile commentare, così da interagire con lo streamer. Le condizioni che cambiano davvero sono due: i soldi e la moderazione. I soldi sono evidenti dalla clip. 120.000 dollari di guadagni in due settimane sono fuori scala per la maggior parte degli streamer che lavorano su Twitch.

Interessante è la provenienza di questi soldi: Kick è gestito da Stake, uno dei più grandi operatori di casinò online. E infatti direttamente sulla home page si possono trovare senza problemi contenuti legati al gioco d’azzardo, attività che vengono invece sorvegliate di più su Twitch. Ma c’è di più. La mancanza di regole chiare legate alla moderazione consente agli streamer di Kick di spostare i confini. Ed è così che su Kick è nato uno dei casi più complessi che riguarda le piattaforme di streaming: la morte di Jean Pormanove.

File 01 | La morte in diretta

Jean Pormanove è morto il 18 agosto del 2025, mentre stava trasmettendo in diretta su Kick. Il suo nome vero era Raphael Graven, francese. 46 anni, un fisico esile e una sigaretta spesso in bocca. Le clip con le immagini delle sue live si trovano ancora sui social. Sono disturbanti. Jean Pormanove non intratteneva il pubblico con i videogiochi o facendo reaction ad altri contenuti. Jean Pormanove veniva regolarmente picchiato, umiliato e deriso da altri streamer che organizzavano live con lui. Nelle clip rimaste c’è un po’ di tutto. Si vede Jean cosparso di un liquido nero e oleoso. È trattenuto a terra mentre gli viene versata sopra l’acqua sporca da un secchio. Viene preso a pallonate mentre sta fumando alla finestra. Gli viene scoccata una freccia di plastica in testa. Tutta questa violenza è stata monetizzata: secondo France 24, Jean Pormanove aveva ricavato dalle dirette streaming circa 265.000 euro dal 2021 al 2025.

In Italia, almeno su Twitch, non abbiamo quasi mai visto contenuti simili. Nel 2020 erano andate molto virali le clip dello streamer Gskianto, al secolo Gennaro Schiantese. Gskianto dormiva nelle live su Twitch, il genere si chiama sleep stream, e gli utenti potevano fare delle donazioni per svegliarlo con rumori molesti. Certo, non il massimo dei contenuti. Forse però il contenuto più disturbante di Pormanove è stato l’ultimo: è morto in diretta, dopo una maratona di streaming durata 280 ore.

Nei giorni scorsi sono stati condannati i due streamer che organizzavano le live con Pormanove, quelli che si occupavano tecnicamente della logistica e della violenza: Safine Hamadi e Owen Cenazandotti. Il tribunale di Nizza li ha condannati a 18 e 24 mesi di reclusione, e multe da 5.000 a 15.000 euro. Cadute le accuse di omicidio colposo: secondo gli esami medici lo streamer è morto per problemi di salute, soprattutto cardiaci. Jean, dalle ricostruzioni, sarebbe stato d'accordo a partecipare alle live. I media francesi però raccontano di questo ultimo messaggio, inviato alla madre: “Sono stufo, voglio uscire di qui, l'altro non me lo permette, mi tiene rinchiuso”.

File 02 | L’episodio di Black Mirror: il trash streaming

Vi ricorda qualcosa? La morte di Jean Pormanove e le torture che ha affrontato non sono molto diverse da quello che abbiamo raccontato il 10 agosto su Abisso, con l’episodio dedicato a Pump.fun. È una piattaforma dove in cambio di ricompense si possono esaudire richieste assurde come farsi tatuare il nome di una criptovaluta sulla fronte o ripetere all’infinito “io sono un uomo anguria”. È il trash streaming, un mercato dove l’intrattenimento viene organizzato su contenuti disturbanti, privi di qualsiasi filtro.

È lo stesso tema che abbiamo visto nel primo episodio dell’ultima stagione di Black Mirror: Common People. Ve lo consigliamo. Mike è un manovale, sua moglie si ammala e deve ricorrere a una cura che comporta un costo mensile. All’inizio è sostenibile, Mike si organizza con i doppi turni e riesce a pagare tutto. Poi i costi aumentano. Mike si trova da solo e si iscrive a Dum Dummies, una piattaforma dove gli utenti pagano per far fare qualsiasi cosa agli streamer. Mike comincia con piccoli gesti ma presto l’escalation aumenta, fino ad arrivare a togliersi un dente direttamente in live.

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