Un uomo si fa tatuare il nome di una criptovaluta sulla fronte, un altro si lega in faccia dei pezzi di anguria e ripete 10.000 volte “io sono il tuo amico uomo anguria”, un ragazzo prende in mano un barattolo e urla “bevo la mia urina per guadagnare soldi”. A collegare questi tre casi è una piattaforma Pump.fun. Qui utenti anonimi possono offrire denaro per convincere le persone a fare qualsiasi cosa. Tu pubblichi una missione, metti una ricompensa, qualcun altro la completa, la filma e se ha seguito correttamente le istruzioni riceve i soldi. Per capire come funziona il sistema decido di creare un account su Pump.fun ed entrare dove vengono pubblicate queste richieste. Comincio a scorrere, vedo annunci alcuni innocui, altri bizzarri, come entrare in un supermercato e urlare il nome di una meme coin, ma anche compiti più strani, più inquietanti.
È un sistema che, a prima vista, sembra quasi un gioco. Ma più lo guardi da vicino, più assomiglia a qualcosa di molto diverso: un sistema distopico dove persone che hanno problemi economici finiscono per umiliare se stesse o creare danni permanenti al loro corpo per vincere le ricompense. E se vi ricorda qualcosa, è normale. Perché lo stesso meccanismo lo abbiamo già visto in un episodio di Black Mirror. L’azienda in un video promozionale ha descritto benissimo il sistema con una frase: “Paga chiunque per fare qualsiasi cosa.” Da una parte c’è qualcuno con abbastanza soldi da fare una richiesta. Dall’altra, magari in un paese in via di sviluppo, o in una delle zone più povere del mondo, c’è qualcuno disposto a soddisfarla. E in mezzo c’è una piattaforma che rende possibile lo scambio. Sulla carta è volontario. Ma c’è una variabile che cambia tutto: la disparità economica.
File 01 | Come funziona Pump.fun
La piattaforma al centro di questa storia si chiama Pump.fun. È nata nel mondo delle criptovalute, in particolare quello delle memecoin. Monete digitali, ispirate a meme, battute o personaggi virali di Internet. Il loro valore dipende soprattutto da una cosa: l’attenzione. Più persone parlano di una moneta. Più persone la comprano. Più la moneta può diventare interessante. È un gigantesco ciclo dell’ attenzione. E Pump.fun ha aggiunto una nuova idea per alimentare questo meccanismo: le bounty. Ha lanciato a giugno queste ricompense pubbliche per chi completa determinati compiti. L’obiettivo delle ricompense gira intorno alla promozione di queste meme coin, si parte da lì e si può arrivare però anche a richieste perverse. E dopo aver intercettato sui social alcuni video strani con sotto hashtag come bounty o Pump.fun decido di capire meglio, di creare un account ed entrare nella sezione bouty su Pump.fun, dove vengono pubblicate le richieste.
File 02 | Quando le sfide diventano umiliazioni
Comincio a scorrere, sono diverse. C’è chi offre soldi per fare beneficenza, chi paga per entrare a una partita dei Mondiali vestito con un costume a tema memecoin, chi promette 3.000 dollari a chi è disposto a licenziarsi davanti a una telecamera. E poi ci sono ricompense che chiedono di umiliarsi. Per esempio, un incarico offre circa 100 dollari per filmarsi mentre si chiede a un benzinaio una pillola per un problema sessuale. Un altro, sotto la doccia, si è ricoperto di ketchup e maionese. È stata anche pubblicata una sfida che chiedeva di correre mezzo nudo per strada, urlando. Tutte le sfide vanno filmate, e infatti cercando trovo il video di un signore con la faccia ricoperta da fette d’anguria che ha ripetuto in 10.000 volte: "Sono il tuo amico anguria". Ma anche filmati di persone che si versano brodo di pollo in testa tra i corridoi di un supermercato. E poi c’è un video intitolato: “Bevo la mia urina per guadagnare soldi”. Non possiamo sapere con certezza se l’utente l’abbia davvero fatto: nel video sembra di sì, ma potrebbe anche aver scambiato i barattoli. Altre ricompense chiedono di molestare personaggi famosi o di andare in giro con un cartello con scritto semplicemente «stupido». E poi c’è chi arriva a tatuarsi il nome di una criptovaluta sul corpo, in cambio di una ricompensa. Questa è una richiesta che ho trovato più volte, e c’è chi l'ha fatto davvero.
File 03 | Il caso Arivu
Presi uno per uno, questi video possono sembrare soltanto assurdi. Ma messi tutti insieme raccontano qualcosa di più interessante. Il meccanismo è chiaro: chi ha abbastanza soldi fa una richiesta. E dall'altra parte c'è sempre qualcuno disposto a soddisfarla. Di fatto chi ha i soldi può permettersi di chiedere qualsiasi cosa, chi ne ha bisogno può essere disposto a fare cose che, in altre circostanze, non farebbe mai. E il caso di Arivu ne è la dimostrazione. Il 6 giugno, un uomo che si fa chiamare Arivu entra in un negozio di tatuaggi Chennai, in India. Ha una frase sul telefono e una telecamera sta filmando tutto È lì per completare un incarico pubblicato su pump.fun. La ricompensa? Circa 3.000 dollari in criptovalute.
Tutto parte da un annuncio pubblicato da Ayush, un ventunenne della Florida. La richiesta è semplice: tatuare sulla fronte bountywork, il nome di una meme coin. La richiesta sulla piattaforma viene accettata da Arivu, uomo indiano, che appunto entra nel negozio di tatuaggi scopre le fronte e si fa tatuare come da richiesta. Qui la storia di Arivu diventa ancora più assurda. Nel video infatti mostra il suo telefono, dove si vedono i dettagli della sfida e la ricompensa promessa. Ma c’è un problema. Ayush, il ragazzo che ha fatto la richiesta, ha scritto male la parola “bountywork”. Nella descrizione dell’offerta compare “boutywork”. Arivu seguendo alla lettera le istruzioni si fa tatuare sulla fronte la scritta sbagliata e quanod lo vede Ayush si rifiuta di pagare.
La storia inizia a circolare tra gli utenti di Pump.fun, a quel punto, qualcuno crea una nuova criptovaluta chiamata proprio “Boutywork”: la parola che Arivu ha tatuato sulla fronte. L’idea è quella di usare la nuova moneta per compensare Arivu per il tatuaggio, non possiamo però verificare se effettivamente ha ricevuto i soldi. Abbiamo provato a contattare Arivu ma il suo account risulta sospeso. Al di là della storia e delle controversie legate alla meme coin scritta male dobbiamo porci una domanda. Arivu ha davvero scelto? All’apparenza sì. Nessuno lo ha trascinato nel negozio, nessuno lo ha minacciato. Ha visto un’offerta, ha valutato il rischio e ha accettato. Sembra assurdo, ma facciamo un attimo un calcolo. Quei 3.000 dollari, per Arivu, potevano equivalere a circa cinque anni di lavoro. Quindi è davvero una scelta? Arivu non è l’unico, anche un artista di Toronto, identificato con lo pseudonimo Jordan, ha accettato una bounty per farsi tatuare. Non sulla fronte, ma sulla gamba. Anche in questo caso un tatuaggio per promuovere un casinò crypto.
File 04 | Chi decide il limite
Ma trasformare il proprio corpo in un cartellone pubblicitario permanente non è nemmeno lo scenario peggiore. Come riportato da BeInCrypto, il giorno del lancio un utente avrebbe pubblicato un’offerta di circa 690.000 dollari per il video di suicidio. L’annuncio è poi scomparso. Secondo alcuni utenti non sarebbe mai stato pubblicato. La domanda quindi è: “Cosa succede quando non esiste più un limite chiaro a ciò che può essere comprato?” Pump.fun sostiene di moderare e approvare le bounty. I termini dicono che la piattaforma può esaminare le attività, rimuovere contenuti, respingere submission, sospendere account, bloccare l'accesso e stabiliscono una serie di categorie proibite. Ma qui nasce una contraddizione. La piattaforma vende infatti un'idea estremamente ampia: “Paga chiunque per fare qualsiasi cosa”. Non solo, non è chiaro come funziona il sistema di moderazione dei contenuti, c’è un team sufficiente? Come vengono scelte le categorie proibite? Il team è davvero in grado di bloccarle? Quello della moderazione è un problema che conosciamo già. È lo stesso affrontato dai social network.
File 05 | L’economia dell’attenzione
Pump.fun sta cercando di trasformare l'attenzione in un mercato di incarichi. Per questo le ricompense richiedono una prova, un video, una fotografia, un post. Qualcosa che possa essere condiviso. E soprattutto è un sistema in cui l’azione più assurda può diventare anche quella economicamente più interessante. Perché è quella che genera più attenzione. Ora, fermiamoci un attimo. Questa è una delle vecchie leggi di internet, da decenni le persone guardano video di chi si ridicolizza, o si umilia, inserire però questo fenomeno all’interno di un mercato, di guadagni e sponsorizzazioni, insomma di marketing è pericoloso. Anche perché la logica dietro una piattaforma come Pump.fun è molto diversa dall’economia degli influencer e youtuber. Se sei un creator infatti il percorso è completamente diverso, perché devi avere abbastanza follower, magari creare un format, farli affezionare, fare visualizzazioni e poi solo dopo monetizzare. Un meccanismo come Pump.fun elimina tutti questi passaggi, più mi ridicolizzo, più mi metto a rischio, più guadagno e pure subito.
Tra l’altro questa non è neanche la prima volta che Pump.fun mette in piedi un sistema simile. Nel 2024 la piattaforma aveva introdotto una funzione di livestreaming collegata alle memecoin. L'idea era semplice: crei una moneta. Vai in live. Fai qualcosa di abbastanza assurdo da attirare spettatori. Gli spettatori comprano. Il prezzo sale. E il tuo token diventa ancora più interessante. Ma, anche in questo caso, la corsa all'attenzione ha prodotto comportamenti sempre più estremi. Minacce di autolesionismo. Violenza. Maltrattamento di animali. La piattaforma ha quindi dovuto sospendere la funzione. Successivamente il livestreaming è tornato con regole e moderazione più strutturate. Ma il problema di fondo non è scomparso. E infatti lo schema è stato riproposto ora, un tentativo estremo per risollevare il mercato delle meme coin che non gode di buona salute.
File 06 | Tirare i fili invisibili
Molte delle piattaforme che conosciamo si basano sull’attenzione. Cercano di capire cosa ci interessa, costruiscono algoritmi per tenerci online e trasformano il nostro tempo in valore. Pump.fun fa un passo in più. Le bounty non si limitano a cercare la nostra attenzione: pagano qualcuno perché la produca. Una persona comune diventa così parte di una campagna promozionale. E questo si inserisce in una tendenza più ampia. Piattaforme come Polymarket e Kalshi trasformano gli eventi del mondo reale in mercati su cui si può scommettere. Rendendo gli utenti parte attiva nella manipolazione della realtà. Pump.fun porta questa logica in un territorio ancora più personale. E qui si intravedono due tendenze. Una è stata predetta da Jean Baudrillard, sociologo e filosofo francese, sosteneva che il corpo fosse l'ultima frontiera della logica capitalista. E qui lo vediamo benissimo la propria immagine e il proprio corpo di fatto messi in vendita, diventa uno spazio di profitto. Dall’altra parte c’è quella che possiamo chiamare l’economia delle ricompense. Queste piattaforme stanno creando una realtà sempre più sintetica, dove una parte crescente di ciò che vediamo online – e persino di ciò che accade nel mondo reale – non è necessariamente spontanea.
File 07 | Il mercato della disperazione
Come ho raccontato all'inizio sulla piattaforma c’è di tutto. Questo non significa che ogni bounty sia automaticamente immorale. Se qualcuno ti paga 300 dollari per fare una commissione semplice, e tu sei perfettamente libero di accettare o rifiutare, non c’è il problema. Il problema emerge quando entrano in gioco tre elementi: una forte disuguaglianza di potere, una vulnerabilità economica, e una richiesta che produce un costo molto alto per chi la accetta. E più queste tre cose si sovrappongono più dovremmo essere cauti prima di chiamare quello scambio semplicemente “libero mercato”. Perché il mercato può registrare che qualcuno ha detto sì, ma non registra perché lo ha detto. Per qualcuno in condizioni di forte precarietà infatti può diventare una delle poche opzioni disponibili.
E quando una persona ricca può commissionare un'umiliazione a qualcuno che ha meno soldi, che vive dall’altra parte del mondo, per cui quella cifra davvero può avere un impatto determinante sulla vita accettare o rifiutare cominciano ad assumere un nuovo significato. Forse sarebbe facile guardare Arivu e dire: “Avrei detto di no.” Ma questa risposta non ci porta molto lontano. Perché la vera domanda non è cosa avremmo fatto noi. La vera domanda è: quanto deve essere disperata una persona prima che una scelta smetta di essere davvero libera? E soprattutto: se qualcuno accetta volontariamente di fare qualcosa di umiliante per denaro, chi è responsabile? La persona che accetta? La persona che offre il denaro? La piattaforma che rende possibile la transazione? Mentre lasciamo sospese queste domande prendono forma nuove economie non etiche, basate su umiliazione e disumanizzazione, perché di fatto le persone vengono trattate come meno umane.