"Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda". Queste le parole che Enrico Berlinguer pronunciò a fatica il 7 giugno 1984 durante il suo ultimo comizio di piazza a Padova, davanti alla folla che lo guardava ammirata. Poi il malore, e la fatidica pausa che fece vacillare il leader del Pci (Partito comunista italiano). La gente lo esortò a fermarsi e a lasciar perdere, ma Berlinguer non era uno che lasciava i discorsi a metà. Così, nonostante l'attacco di ictus, continuò a parlare. Pochi giorni dopo, l'11 giugno 1984, morì a causa di un'emorragia cerebrale. E, ora, a 35 anni dalla scomparsa, quell'immagine è più vivida che mai. Come se continuasse a parlare ancora oggi. Berlinguer non fu soltanto uno dei leader della sinistra italiana più amati di tutti i tempi, ma soprattutto un uomo dai forti principi. Segretario del Partito Comunista italiano dal 1972 fino alla morte, riuscì a portarlo al massimo consenso.

Enrico Berlinguer, il ricordo a 35 anni dalla morte

Nato a Sassari nel 1922, Enrico Berlinguer, appassionato di studi filosofici e giuridici, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza nel 1940. Nel 1934 aderì al Partito Comunista italiano e da lì iniziò la sua carriera politica. Poco dopo la fine della guerra entrò nel Comitato centrale del Pci , poi nella direzione. Dal 1949 al 1956 divenne segretario generale del Fgci, la Federazione giovanile comunista. Nel 1956 lasciò l'organizzazione giovanile e l'anno dopo sposò a Roma Letizia Laurenti. Nel 1958 entrò nella segreteria del partito e strinse uno stretto rapporto con Palmiro Togliatti, la guida storica del Pci che lo prese sotto la sua ala e lo guidò come un figlio. Il Pci Dal 1972 fino alla morte Berlinguer tenne le redini del partito in veste di segretario. La sua idea idea era che il Partito Comunista dovesse porsi a guida dell'intero Paese, riuscendo a rispondere ai bisogni di tutti e non soltanto della classe operaia. Solo in questo modo le cose potevano realmente cambiare.

La sua forza carismatica e i solidi principi che lo guidavano ne fecero un leader molto apprezzato. Ai suoi funerali, il 13 giugno a Roma, parteciperanno due milioni di persone. Non stupisce, quindi, che ancora oggi sia una delle figure più stimate della "Politica" italiana. E c'è anche chi non crede che la sua morte sia dovuta a un malore come il sociologo Rocco Turi che ha espresso le sue ipotesi nel volume "La storia segreta del Pci". Tante le parole di ricordo che in questa giornata arrivano da avversari rispettosi o da militanti.