Oggi è Venerdi 17 e molti si saranno barricati in casa per paura che la sfortuna li possa cogliere impreparati e giocar loro un brutto scherzo. E' come passare sotto una scala volontariamente, versare il sale a terra senza lanciarne una manciata alle spalle (rigorosamente con la mano destra verso sinistra) o come proseguire su una strada attraversata da un gatto nero.

Si chiama superstizione e tantissime persone ne sono affette, benchè facciano fatica ad ammetterlo. "Di venere e di marte non si sposa e non si parte", dice un vecchio detto, che rispettano tutti quei viaggiatori restii a partire di venerdì, figuriamoci se cade il 17 di qualsiasi mese. Inoltre anche le società dei trasporti non aiutano: Alitalia non ha i posti col numero 17 o 13 e Wikipedia riporta che Trenitalia ha soppresso il binario 17, sostituendolo con un 16 bis.

Anche le superstioni dei Vip dimostrano come lo showbiz sia soggetto a questo tipo di credenza popolare, nessuno è esente dal rito scaramantico nel giorno più sfortunato dell'anno e il dietro le quinte di molti spettacoli sono lo specchio di quanto sia radicata la superstizione tra i personaggi famosi. Cantanti come Fabri Fibra che ne scrivono una canzone appositamente, film al cinema come Hai impegni per Venerdi 13? che tentano di esorcizzare l'evento e battute di attori comici che ne sottolineano il significato con una risata.

Ma perchè il 17 porta sfortuna? Beh a quanto pare le origini di questa credenza risalgono all'epoca romana e, più precisamente, all'anagramma del numero romano XVII: infatti VIXI (letto come Vixi) in latino significa "vissuto" quindi non più vivente o meglio detto deceduto. Una sorta di presagio negativo che si sarebbe potenzialmente abbattuto in quel preciso giorno dell'anno su chiunque avesse voluto sfidare la sorte.

Senza contare che il 17 è anche un numero primo, ossia una "voce fuori dal coro" nelle tabelle numeriche di tutto il mondo.

Questa la versione "filosofica" di coloro che credono nella superstizione e negli effetti collaterali della sfortuna, ma come sempre c'è un rovescio della medaglia altrettanto convincente. Lo psicologo Richard Wiseman, riconosciuto a livello mondiale per le sue stravaganti scoperte legate al quotidiano, ha scritto un libro dal titolo "Fattore Fortuna", nel quale ha specificato la sua versione a riguardo.

La sfortuna non esiste così come non esiste la fortuna, perchè in realtà si tratta di una predisposizione caratteriale verso il mondo esterno, che influisce sui risultati da ottenere in ogni singola situazione, dalle più complesse a quelle più semplici. Secondo Wiseman una persona "positiva" ha più probabilità di allacciare relazioni sociali e di trarne vantaggio rispetto ad una negativa. Allo stesso modo quest'ultima avrà scarse probabilità di incappare in una casuale banconota per strada o in qualsiasi altro "colpo di fortuna" improvviso rispetto a quelle positive.

Insomma solo la forte volontà di vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto può davvero influire sulle nostre vite e sulle soddisfazioni ad esse connesse: possiamo essere liberi di decidere cosa vogliamo essere e quando, senza continuare a rifuggire la realtà nascondendoci dietro mille scuse o fornendoci degli alibi perfetti per sentirci poveri sfortunati.

Difficile  schierarsi con una delle due versioni, in ogni caso è sempre meglio prendere la sfortuna per le corna……ancor meglio con un corno!