in foto: Fabio Di Lello e Roberta Smargiassi

Ergastolo per Fabio Di Lello. È la richiesta del pm Giampiero Di Florio per Fabio Di Lello, 34 anni, imputato nel processo per omicidio che si celebra con il rito abbreviato al tribunale di Lanciano, avanzata al termine di un requisitoria di due ore davanti ai giudici della Corte d'Assise. L'uomo ha ucciso con tre colpi di pistola il ventunenne Italo d'Elisa lo scorso febbraio, a Vasto. Il ragazzo aveva causato la morte di Roberta Smargiassi, moglie del suo assassino, in un tragico incidente stradale. A carico di Di Lello c'è l'aggravante della premeditazione. Secondo il pubblico ministero, infatti, l'uomo avrebbe maturato il proposito omicida nei mesi successivi alla tragedia e lo avrebbe pianificato.

"Amore per mia moglie e follia per quanto è successo in quel momento per il grande dolore che avevo in quel periodo. Sono pentito e dispiaciuto per quanto ho fatto", questa la dichiarazione spontanea resa dall'imputato alla corte. Di Lello ha parlato per far capire alla corte cosa provava in quel momento – dicono i difensori Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni -. Non c'è stata nessuna premeditazione da parte di Di Lello che ha incontrato D'Elisa in modo casuale". Il processo è stato aggiornato al 24 marzo alle 10 per le repliche e la sentenza.

Nella precedente udienza, la Corte aveva respinto la richiesta di perizia psichiatrica presentata dai legali di Di Lello, avvocati Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni, sebbene i genitori di Di Lello avessero denunciato lo stato di grave depressione in cui versava il figlio dal giorno del tragico incidente. “Dopo la morte di Roberta saltava il muro del cimitero per restare con lei anche la notte". Al momento in cui si verificò l'incidente Roberta Smargiassi aspettava un bambino.

I fatti risalgono al primo febbraio 2017. Di Lello sorprese il giovane D'Elisa davanti a un bar della cittadina abruzzese. I due scambiarono qualche parola e poi il 34enne fece fuoco: tre colpi di pistola che uccisero sul colpo la vittima. L'arma con cui il panettiere sparò era registrata a suo nome con un regolare porto d'armi. Dopo l'omicidio, di Lello si è costituì, non prima, però, di recarsi sulla tomba della sua compagna per deporre l'arma che l'aveva ‘vendicata'. Da allora l'uomo è recluso nella casa circondariale di Torre Sinello. “Non ho parole, sono mortificato anche per la persona che ha fatto questo atto osceno” furono le parole pronunciate dal padre della vittima poche ore dopo la tragedia che colpì la città come un fulmine a ciel sereno dopo lo choc della morte della giovane donna, per la quale tutta Vasto aveva chiesto giustizia. Le mura cittadine erano state tappezzate di striscioni che invocavano "giustizia per Roberta".

A fomentare la rabbia di Vasto contro Italo D’Elisa era stato anche un video del tragico incidente, circolato per giorni su Whatsapp prima che la magistratura lo bloccasse. Italo d'Elisa aveva travolto e ucciso con la sua auto Roberta Smargiassi a un incrocio di Vasto, dopo essere passato con il rosso. Si era fermato a soccorre la vittima ed era risultato negativo ad alcol teste e drug test. Dopo l'incidente, avvenuto a luglio, la giustizia si era mossa velocemente e il giovane era stato rinviato a giudizio il 30 novembre 2016. Era a piede libero quando di Lello lo ha aspettato davanti a un bar e gli ha sparato.